Mi sto preparando per il viaggio di nozze con mia moglie, ma la finezza delle argomentazioni di Paolo Danieli mi è di stimolo per contribuire alla sua riflessione sul principale tema politico di questi anni qual è la famiglia. Paradossalmente infatti, al di là degli slogan che si sentono quotidianamente, negli anni della crisi economica, dei sempre più preoccupanti sviluppi geopolitici che stanno modificando gli equilibri internazionali, dell’immigrazione incontrollata, e di una democrazia sempre più precaria, i governi “civilizzati” dell’Occidente si sono così tanto preoccupati di famiglia da averne fatto il campo di battaglia politico principale.
Peccato però che quando i vari governi hanno legiferato in tema non lo abbiano fatto in direzione di un welfare più sussidiario, o di un’economia più a misura d’uomo, bensì sono andati a toccare tutto quanto riguarda l’etica che a partire dalla famiglia definisce il grado di moralità di una società.
Senza voler tediare con i numeri, la battaglia globale contro la “società naturale” per eccellenza inizia al Cairo nel 1994 alla Conferenza Onu su “popolazione e sviluppo” in cui passano i concetti di “aborto sicuro” e “salute riproduttiva”, in un’ottica neomalthusiana della società. Nel 1995 poi, la Conferenza di Pechino sulla donna individua nel concetto-chiave di “gender”, la nuova frontiera per la decostruzione della società fin qui conosciuta e ad osteggiarsi vi erano il Vaticano e gli Stati poveri contro i Paesi industrializzati e ricchi di opulenza.
Così tra il 2001 e il 2011 l’Europa compie enormi falcate verso il “post-umanesimo”: dall’Olanda ai Paesi scandinavi alla Spagna del socialista Zapatero i temi politici principali sono stati sequenzialmente unioni civili, matrimoni gay, fecondazione artificiale, educazione gender. Ma è con l’arrivo di Obama alla Casa Bianca che il nuovo ordine mondiale mette piede sull’acceleratore, e nel 2013 la Corte Suprema degli States abolisce gli ultimi paletti della Defence of Marriage Act, di pari passo all’Obama care che ha liberalizzato l’aborto e vietato l’obiezione di coscienza nelle cliniche private; e nello stesso anno è il turno di Gran Bretagna e Francia, che con la legge Taubira istituisce il Mariage pour tous.
Ma se la cronaca conferma un progetto a tappe forzate volto alla creazione di un uomo nuovo, gettando uno sguardo politico, si nota come siano principalmente i governi di sinistra d’ispirazione socialista ad avere tanta fretta su questi temi. Su tutti basti l’entusiasmo sbandierato dal Partito Democratico che, con il rapporto del loro compagno Tarabella del 10 marzo 2015, il Parlamento Europeo ha approvato di fatto l’educazione gender (definita lotta agli stereotipi di genere) ed al punto 45 afferma il diritto all’aborto e alla contraccezione libera. Difatti in tema di contraccezione libera qualche settimana dopo l’AIFA ha permesso la vendita della “pillola dei cinque giorni dopo” senza ricetta medica e senza obbligo di test di gravidanza.
Mentre scrivo l’articolo leggo che il 9 giugno il Parlamento Europeo sarà chiamato all’approvazione di un’ulteriore risoluzione di un altro socialista, Noichl, che al punto 52 ribadisce la solita manfrina su “aborto sicuro e legale” e “pianificazione familiare”, ma se al 59 chiede il libero accesso a chiunque alle pratiche di fecondazione artificiale (gay e single) al 67 arriva addirittura a proporre “di istituire le cattedre universitarie di studi di genere e sulla ricerca femminista”.
E in Italia? Mentre Salvini parla a vanvera e non si rende conto che la Lega Nord in questa tornata elettorale non ha guadagnato nulla in quanto partito, il governo del Renzi massonico prosegue dritto con l’agenda anti-sociale che mira a distruggere la famiglia sotto i colpi dei nuovi falce e martello. Il centro-destra italiano fatto a pezzi dalla statuina di cera invaghita della Pascale, rischia così di mancare all’appuntamento con la storia di fronte ai ddl Cirinnà, Fedeli, Scalfarotto ossia: difendere la Patria dall’assalto giacobino che nel nome di liberté, egalité, fraternité vuole forgiare una nuova società OGM, mettere in galera chi si oppone e creare monadi solitarie totalmente dominabili.
Non per nulla il giudice americano Antonin Scalia con struggente realismo ebbe a dire che “dichiarando formalmente che chiunque si oppone al matrimonio gay è un nemico dell’umanità, la maggioranza offre ottime armi a tutti quelli che contestano leggi statali che restringono la definizione di matrimonio al suo significato tradizionale”. Parole profetiche che due anni dopo hanno trovato conferma con la massiccia campagna d’odio rivolta ai contrari, e non solo cristiani, del referendum irlandese, e non casualmente definita da mons. Parolin “sconfitta per l’umanità”. Perciò l’Italia non è esente, anzi è la prossima vittima sacrificale al nuovo dio nichilista che però ha ancora speranza di non esserne fagocitata.
Per questo motivo urge una rifondazione, nel doppio senso di ricostituzione e ripensamento, di tutto il centro-destra. Al centro depurandosi dai Nazgul della politica dediti alla conservazione del potere (e parlo di UDC e NCD), a destra riprendendo quella necessaria fiducia di essere parte integrante della cultura politica italiana, togliendosi di dosso quel senso di colpa che da troppi anni la relega ai margini e superando la diffidenza verso la parte sana della cultura democristiana.
In tal modo, la comune battaglia per la difesa dei sani e universali principi naturali quali la famiglia e il diritto alla vita possono essere il terreno di partenza per riprendere in mano le redini di una Nazione come l’Italia, orgogliosamente diversa dal resto degli Stati europei tutti chini al nuovo Pensiero Unico.
E’ l’ora di uomini davvero liberi e forti: liberi perché capaci di ragione, forti perché disposti al martirio pur di non cedere il Piave allo straniero invasore con le nuove ideologie.