Dal 1960 ad oggi sono passati cinquantacinque anni, e il rapporto tra Cuba e USA è forse il simbolo della lunga storia della Guerra Fredda che può dirsi conclusa definitivamente proprio con la riapertura dell’ambasciata americana a L’Havana lo scorso 14 agosto.
Infatti, se il 9 novembre 1989 con la Caduta del Muro di Berlino è terminata la Guerra Fredda sul suolo europeo, nella costa oceanica invece i rapporti tra il simbolo del capitalismo liberale e lo Stato simbolo del comunismo rivoluzionario sono stati freddi almeno fino al 2001, anno in cui dopo quarant’anni gli USA hanno ripreso l’esportazione di cibo nello stato caraibico. Ma è con la nuova politica estera inaugurata da Obama e con il nuovo potere assunto da Raul Castro che i rapporti tra i due Paesi iniziano a farsi più caldi, pur con le ovvie diffidenze.
Tuttavia lo spettro russo che ha esercitato la sua potente influenza sull’isola di fronte la Florida è da tempo svanito, e per gli States questo ha certamente favorito il disgelo. Ma è soltanto un fatto storico o forse è accaduto anche ben altro? Come ha affermato il segretario di Stato americano John Kerry nel suo discorso in occasione della riapertura dell’Ambasciata stelle e strisce, il ruolo diplomatico assunto dal Vaticano, e in particolare con l’attuale papato, è stato determinante per avviare il processo di riavvicinamento.
Non è un caso quindi se il primo capo di Stato al mondo che giungerà negli Stati Uniti provenendo da Cuba sarà Papa Francesco, segno che il Pontefice ha davvero svolto il ruolo di ambasciatore di pace tra i due Paesi.
Anche per questo il viaggio apostolico del Papa che lo vede impegnato dal 19 al 28 settembre, è la lunga settimana di Francesco, ed è molto più di un semplice viaggio di un “missionario della misericordia” come si è definito nel video messaggio alla vigilia della sua partenza.
Nelle sue parole “perdonare, dare speranza, accompagnare” si leggono quei mattoni che hanno permesso la costruzione del ponte tra l’Havana e Washinton.
Ma sarà anche la lunga settimana di Francesco perché dovrà affrontare temi controversi che vedono la Chiesa americana schierata contro un governo convintamente pro-choice, e il discorso che terrà come primo Papa nella storia al Congresso degli Stati Uniti si presenta per questo carico di attese.
Così come sarà un discorso importante quello che terrà il giorno seguente, venerdì 25, all’Assemblea dell’ONU che lo scorso 3 Agosto ha approvato il documento programmatico “trasformare il nostro mondo: 2030 l’Agenda per lo sviluppo sostenibile” e che anche in questo caso ha visto la diplomazia vaticana portare a casa un risultato importante, ossia la sconfitta di quei Paesi, USA in testa, che chiedevano maggiori aperture verso aborto e diritti LGBT. Non solo, ma l’impatto dell’Enciclica Laudato Sì ha esercitato un influsso positivo tale per cui sono molti i riferimenti alla Lettera contenuti nel Documento.
E se per quanto concerne la visione antropologica tra Chiesa Cattolica e Casa Bianca non ci sarà da aspettarsi granché, sulla questione ecologica invece potrebbero presentarsi sorprese positive, come ad esempio la sottoscrizione degli impegni climatici del Paese che inquina di più al mondo, il cui prossimo appuntamento sarà la Conferenza di Parigi 2015. Ed anche qui Papa Francesco si è già mosso lo scorso 16 settembre convocando in Vaticano i Ministri dell’Ambiente europei.
Segno che la Chiesa sotto la guida di Francesco è un makers globale di prim’ordine.