Venerdì 6 novembre, alle 19, presso la sala del terzo piano del Palazzo Gran Guardia di Verona, si è tenuta l’edizione straordinaria della settimana veronese della finanza, dell’economia e del lavoro. Giunta alla sua settima edizione è stata promossa da Pantheon magazine, Verona Expo, Innoval, Apindustria, Finval. Il titolo della conferenza, che ha chiamato a raccolta oltre un centinaio tra risparmiatori, imprenditori, banchieri e semplici cittadini, è stata dedicata ai nuovi scenari nella finanza veronese e veneta, alla luce della recente riforma sulle banche popolari approvata il 24 marzo, che prevede la trasformazione in Spa degli Istituti che hanno un patrimonio superiore agli 8mld di € entro luglio 2016. E Verona, seconda piazza finanziaria d’Italia, con tre importanti Istituti di Credito che totalizzano quasi 10mld di € per 245mila soci, è pienamente coinvolta dalla riforma.
Assenti i big di Cattolica Assicurazioni, Banco Popolare, e Fondazione CariVerona, eppure la materia riguarda proprio questi importantissimi e fondamentali Istituti della città scaligera, ma soprattutto i soldi di tanti cittadini che hanno affidato i propri risparmi a questi Istituti. Saranno certamente presenti al prossimo incontro.
La domanda introduttiva, posta dal Presidente di Verona Expo Matteo Scolari, è stata: il patrimonio finanziario veronese sarà disperso?
Una prima risposta ha tentato di darla il sindaco di Verona Flavio Tosi, indicando come via possibile quella di avviare il sistema “lombardo-veneto” coinvolgendo i diversi attori interessati: imprese, banche, risparmiatori. Ma è possibile trovare una sintesi nell’interesse generale?
Se lo è chiesto Germano Zanini, direttore della settimana veronese della finanza, il quale, alla presenza del sottosegretario all’economia Enrico Zanetti, non ha lesinato complimenti ed ha suonato il campanello d’allarme al Governo: il rischio è che, con il golpe finanziario della Riforma, Verona venga dilapidata del proprio patrimonio frutto di uno storico ed intenso rapporto tra Istituti e territorio, a vantaggio di fondi stranieri che nulla avranno a che vedere con i veronesi e il proprio tessuto economico-produttivo. Il rischio sarebbe una sorta di colonialismo finanziario, e a questo Verona si oppone energicamente. La soluzione? Per Zanini è urgente istituire da subito un tavolo di concertazione tra Imprese, Banche e risparmiatori veronesi, ma anche che il Governo ponga dei limiti in modo che i fondi stranieri non approfittino degli imminenti aumenti di capitale per ottenere quote maggioritarie e dettar legge.
Lo scenario non è di fanta-finanza: ad esempio, con l’aumento di capitale di 1,5mld di € della Banca Popolare di Vicenza che detiene la quota di maggioranza di Cattolica Assicurazioni al 15,7%, gli oltre centomila soci saranno in grado di sborsare circa 12mila € ciascuno per poter coprire l’aumento? Secondo Zanini la risposta è no! Ed ecco presentarsi lo spettro di qualche fondo sovrano estero, come quello cinese o arabo.
Per questo motivo è stato lanciato il progetto Verona City, che si prefigge l’obiettivo di creare un percorso di aggregazione veronese, quindi veneto ed infine nazionale.
Se nascerà il polo finanziario Verona avrà certamente di che rallegrarsi, ne è convinto l’on. Zanetti, il quale però dissente dall’obiezione mossagli che il Governo abbia operato un golpe sottraendo ai piccoli risparmiatori il potere finanziario degli istituti di credito di stampo cooperativo. Secondo il Sottosegretario all’Economia non solo si doveva fare la riforma, ma anche con urgenza, poiché le opportunità sono maggiori dei rischi. Togliendo il sistema tutelativo, sempre secondo Zanetti, il contesto finanziario che si crea è di mare ampio, “vedremo chi saprà nuotare”, soggiunge.
Per questo motivo l’onorevole ha incoraggiato il tentativo di fare sistema lanciato quella sera da Verona. E’ lo stesso auspicio del Presidente di Apindustria Verona Arturo Alberti, il quale però ha ribadito l’importanza del legame con il territorio, ormai sempre più lontano dall’Alta finanza che non sa nemmeno più dove siano le piccole imprese. “Far votare il capitale anziché la testa è un grosso problema” afferma, “noi facciamo votare le teste, non i portafogli”.
E’ ribadita quindi al Governo la rimostranza di aver operato senza davvero tener conto dell’importante funzione sussidiaria che gli Istituti di Credito hanno saputo fin qui garantire. Sembrano risuonare le parole della Laudato Sì contro il paradigma tecno-finanziario, a beneficio dell’1% della popolazione mondiale capace di speculare sulla vita reale del restante 99%, giocando con numeri virtuali e spostando ingenti capitali nel tempo di un click.
Per Alberti “o la finanza torna alla misura dell’uomo e dell’economia reale, o sarà incompatibile con noi”.
Il messaggio veronese dato al Governo è quindi chiaro: “paroni a casa nostra”. Ciò non significa chiudersi in un anacronistico localismo, bensì riconoscere che in un contesto globale il legislatore non può pensare di gettare in mare aperto i risparmiatori e gli Istituti italiani, prima di aver costruito solide navi e indicato quali rotte di sicura navigazione intraprendere, nell’interesse generale delle comunità locali e della Nazione. Si chiama responsabilità di governo, o più semplicemente buon senso. E i veronesi hanno già colto la sfida, ora sta a chi decide da Roma saper incoraggiare chi cerca di superare le diffidenze e fare squadra.