Secondo il calendario mondialista, giovedì 10 dicembre è la Giornata mondiale dei diritti umani, proclamata nel 1950 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, per ricordare la Dichiarazione Universale dei diritti umani promulgata il 10 dicembre 1948.
Nell’ambito delle Nazioni Unite, il tema dei diritti umani e delle libertà fondamentali è in capo alla Terza Commissione (Affari sociali, umanitari e culturali), e il Consiglio per i diritti umani (CDU). Il CDU ha sede a Ginevra ed è stato istituito nel 2006 con la Risoluzione dell’Assemblea Generale n.60/151 sostituendo lo storica Commissione ONU per i diritti umani. L’Italia è candidata alla sua presidenza per il triennio 2019-2021.
Sempre nel 1950, anche in Europa si è sviluppata la cultura dei diritti umani e attraverso il Consiglio d’Europa fondato nel 1949 con il Trattato di Londra, il 4 novembre 1950 a Roma è stata firmata la “Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo” (CEDU) nella quale è stato predisposto un particolare sistema di monitoraggio in materia, comunemente conosciuto come Corte di Strasburgo. Inoltre, è stata istituita una figura ad hoc come il Commissario europeo per i Diritti Umani, istituzione indipendente ed autonoma con mandato di promuovere il rispetto dei D.U. nei Paesi Membri del Consiglio d’Europa.
Non contenti, gli Stati europei si sono dotati anche di un ulteriore strumento: l’Agenzia dell’UE per i diritti umani (FRA), istituita nel 2007 e con sede a Vienna.
Ma non è finita: L’Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa (OSCE) è dotata di uno specifico strumento con sede a Varsavia, l’Office for Democratic Institutions and Human Rights (ODIHR), di un Alto Commissario per le Minoranze Nazionali e dal Rappresentante per la Libertà dei Media.
Ce n’è a sufficienza per perdersi tra sigle ed uffici vari, ma come si mantiene una tale organizzazione? Nel 2006 è stato istituito un apposito strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo (EIDHR) dotato per il periodo 2014-2020 della modica cifra di 1.33 milioni di € finalizzati a “sostenere l’attuazione delle priorità politiche dell’UE in materia di diritti umani nei Paesi terzi, in particolare attraverso il sostegno a individui, espressioni della società civile ed organizzazioni internazionali impegnate nella tutela e promozione dei diritti umani”.
Ovviamente tutto questo complesso sistema dovrà pur dettare qualche linea politica, e principalmente sono due le attività che caratterizzano la macchinosa UE in termini di D.U.: l’annuale Relazione sulla situazione dei D.U. in Europa, la più recente è del 12 Marzo 2015. Mentre il Rapporto sulla situazione dei diritti fondamentali nell’UE (conosciuto anche come relazione Ferrara) è stato approvato l’8 settembre 2015.
E le linee guida. Nel 2012, infatti, la UE si è dotata di uno “Strategic Framework” per la Democrazia e i Diritti Umani, corredato da un Piano d’Azione, che contiene una serie di misure per la promozione dei Diritti Umani e la democrazia. E negli ultimi anni l’UE ha approvato una serie di Linee Guida sui D.U. non vincolanti dal punto di vista giuridico, ma con forte valore politico, indicando le tematiche priorità dell’azione dell’Unione Europea in materia di diritti umani nei confronti dei Paesi terzi, dalla pena di morte, alla libertà di religione e di culto, ai c.d. diritti LGBTI, alla violenza contro le donne, ecc.

Insomma il tema dei “diritti umani” è centrale soprattutto per l’Europa. Una mole enorme di uffici, commissioni, politici, esperti e soldi che ci gira attorno con la sensazione che a parlar di diritti si riempiano la bocca e le tasche in molti, mentre i veri diritti umani fondamentali come il diritto alla vita di ogni essere umano, rimangano tra le righe delle migliaia di scartoffie prodotte.