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Se dovessimo individuare un tema scottante e di assoluto dibattito nell’attuale panorama politico, non potremmo eludere la questione famiglia. Oggi, come viene vista la famiglia dalla politica? Esistono delle politiche familiari efficaci sul lungo periodo e non viziate dalla demagogia?
Sono alcune delle domande oggetto dell’incontro avuto con un Sindaco che per la famiglia si è speso molto, e si spende tutt’ora.
Nato a Sona (VR) nel 1955, l’ing. Maurizio Bernardi ha guidato il Comune di Castelnuovo del Garda dal 2004 al 2014 e forte della sua esperienza professionale nei sistemi di qualità, unitamente ad una spiccata sensibilità e formazione per la famiglia, ha reso famoso Castelnuovo a livello nazionale per le politiche familiari adottate ottenendo anche importanti riconoscimenti. Ciò soprattutto grazie ad un progetto elaborato nel 2007: il PIPolFam (Piano Integrato delle Politiche Familiari), aggiornato poi negli anni successivi.
«Il PIPolFam nasce dallo studio analitico del territorio, con un’organizzazione orizzontale e coinvolgendo membri dell’Amministrazione, Enti esterni, società civile» afferma Bernardi raggiunto per un’intervista, e prosegue: «Il metodo seguito è stato quello del lavoro a progetto, con un consigliere responsabile di un gruppo di lavoro composto anche da altri collaboratori (amministratori, tecnici, enti esterni, società civile), seguendo i principi dei sistemi di qualità».
Partendo dal presupposto che in un comune quasi tutto ha a che fare con la famiglia, in termini più specifici il Progetto ha distinto le politiche familiari in due macro-categorie: politiche dirette, e politiche indirette.
Un intervento indiretto ha riguardato la revisione del Piano Regolatore Generale di fine anni ’90 ritenuto troppo sbilanciato verso una massificazione edilizia, ed in forza della L.R. 11/2004 sono stati aumentati i metri quadri minimi per la costruzione delle abitazioni (da 28 a 40mq), e per le lottizzazioni è stato imposto un minimo percentuale di appartamenti con metratura maggiore di 90mq. «Questi interventi hanno avuto un’importante funzione sociologica dal momento che è stata evitata la costruzione di abitazioni che non permettevano la crescita o l’insediamento dei nuclei familiari con più di due persone». Forse non è un caso se Castelnuovo, negli anni, è diventato un comune con forte presenza di famiglie, anche numerose, e non si è ridotto a paese dormitorio della zona lago.
«Un esempio di politiche familiari dirette è stato invece l’attuazione del Fattore Famiglia nel 2015» dice con orgoglio il dott. Bernardi. Infatti, mentre la politica nazionale parla ancora di quoziente familiare e appare strabica in materia, il PIPolFam ha elaborato un meccanismo che migliora il calcolo ISEE rendendolo più equo attraverso il calcolo della ricchezza reale del nucleo familiare e considerando alcuni fattori quali il reddito reale dell’anno in corso, i carichi familiari, ecc: come?
«Facciamo l’esempio di una famiglia con 3 figli gemelli: con l’ISEE il valore calcolato sul reddito corrispondeva a 15.000€, e sarebbe stata esclusa da alcune agevolazioni, ad esempio una riduzione importante della retta scolastica. Con lo strumento del Fattore Famiglia il valore è sceso a 9.000€; la differenza è notevole ed ha permesso un maggior sostegno a questo nucleo».
Ciò è stato possibile grazie all’ottenimento di un finanziamento pubblico e all’attivazione di un joint project con l’Università di Verona ed altri comuni che ha permesso la costruzione, di non facile attuazione, dello strumento di calcolo.
«Da quest’anno sono circa 45 i comuni in Italia che hanno iniziato o intendono adottare questo innovativo meccanismo», per cui l’ing. Bernardi è particolarmente impegnato a promuovere lo strumento del “fattore famiglia”, tanto da essersi guadagnato l’attenzione e la stima delle Istituzioni governative come nel caso del recente Family Lab della Presidenza del Consiglio.

Nell’Evangelii Gaudium, Papa Francesco ha indicato come uno dei punti cardine per promuovere il bene comune e la pace sociale, la priorità di attivare processi più che occupare spazi. Il PIPolFam può essere un esempio di processo politico attivato lungo gli anni, non solo: conferma come si possano comunicare ed attuare i principi enunciati dalla Dottrina Sociale della Chiesa, ed in particolare la sussidiarietà, ottenendo consensi operativi che vanno al di là dell’appartenenza confessionale. L’ing. Bernardi ci ha tenuto a sottolineare che è stato possibile coinvolgere persone di diversa sensibilità perché «la Dsc va vissuta più e non solo proclamata» trovando un «terreno comune qual è la ragione». Tuttavia l’enunciazione dei valori non basta se manca la componente più tecnica, che si avvale di competenze specifiche, coinvolge diversi soggetti e segue un metodo capace di vision, analisi critica, elaborazione, attuazione, verifica del progetto e continuo aggiornamento dello stesso.
Per concludere, di fronte alla sfida antropologica e a politiche riduzionistiche contro la famiglia, il cattolico impegnato in politica ha la capacità di tradurre le indicazioni del Magistero sociale con quella creatività e professionalità in grado di incidere in modo rivoluzionario sul lungo periodo e tuttavia, come riconosce il dott. Bernardi «bisogna seminare, seminare, seminare, ma non c’è tecnica che salvi».