Il Natale, ha veramente origini pagane? E’ vera la tesi secondo cui la nascita del Cristo il 25 dicembre sarebbe senza alcun riferimento storico, per cui sarebbe stata un’operazione strumentale dei primi cristiani per cristianizzare il dies natalis solis invicti?
Di fronte ad affermazioni nette è opportuno ricercarne la veridicità, e proporre alcune obiezioni.
Sono in molti a sostenere la tesi secondo cui il cristianesimo si è appropriato del culto del dio sole il 25 dicembre per cristianizzare la cultura pagana, e da qui sollevare il dubbio della storicità della nascita di Gesù, per giustificare talvolta attacchi alla Chiesa.
Ma ci sono almeno altre due tesi, almeno altrettanto valide:
• la scelta del 25 dicembre sarebbe stata convenzionale, ma con motivi indipendenti e slegati da piani politico-ideologici legati al contrasto del paganesimo;
• la tesi su base archeologica che sostiene come il 25 dicembre sia effettivamente la data storica della nascita del Cristo.

Anzitutto va detto che non c’è ancora certezza su chi, tra cristiani o pagani, abbia per primo utilizzato la festa del 25 dicembre, perché se è vero che fu Aureliano nel 275 d.C. ad istituire la data del dies natalis in sol invictus, è altrettanto noto che già alcune prime comunità cristiane avevano fissato la data della nascita di Gesù al 25 dicembre. Ciò è emerso sopratutto dopo la scoperta dei manoscritti di Qumran. Tra le importanti scoperte emerse dalle grotte vi è il Libro dei Giubilei, testo del II secolo a.C. Da questo libro si sono potute ricavare le date in cui le classi sacerdotali officiavano al tempio di Gerusalemme, per cui si è giunti con certezza ad affermare che il padre di Giovanni Battista, Zaccaria, era al Tempio nella settimana dal 23 all 30 settembre, e che quindi l’annuncio dell’arcangelo Gabriele sarebbe avvenuto il primo giorno al Tempio, come attestato dai Vangeli. Nove mesi dopo quindi, il 24 giugno, sarebbe nato il Battista. Questi due giorni sono commemorati nel calendario liturgico dalla Chiesa già a partire dal I secolo.
Secondo il Vangelo di Luca, l’annunciazione a Maria è avvenuta al sesto mese dal concepimento del Battista, quindi il 25 marzo. Nove mesi dopo l’Annunciazione è il 25 dicembre. Questa è sopratutto la tesi di Michele Loconsole, dottore in Sacra Teologia ecumenica, della specialista francese Annie Jaubert ed anche dello studioso ebreo (quindi super partes) S. Talmon. Quindi è una data storicamente fondata.
Perciò dalle scoperte di Qumran si può discutere sul giorno esatto, ma non si può affermare che la nascita di Gesù Cristo intorno al 25 dicembre sia priva di fondamento storico.

Ma anche volendo accettare la tesi più mediana, ovvero che la scelta del 25 dicembre sarebbe stata convenzionale, peraltro posizione accettata anche da Joseph Ratzinger, per i cristiani ciò non comporta alcun imbarazzo e non addebita alcun senso di inferiorità rispetto a chi sostiene la precedenza storica del natale pagano.
Il cristiano infatti non crede in Dio Padre-Figlio-Spirito Santo per delle date o dei riti, o per costrizione, ma per un evento storicamente accaduto lungo la linea del tempo, e per un personale incontro avvenuto durante la propria vita. Incontro che richiede un libero atto di fede, senza in ciò escludere l’apporto della ragione, anzi esaltandola come dono di Dio pur senza assolutizzarla.

D’altra parte, affinché la memoria non rimanga sterile ma sia feconda, necessita che l’uomo, soprattutto l’uomo contemporaneo, possa aderirvi totalmente con cuore e ragione: parafrasando una suggestiva espressione di Mahler, rimanere realmente fedeli alla tradizione fondamentale è tenere vivo il fuoco e non adorare le ceneri. Per questo, evitando di riesumare riti morti ma anche inutili sincretismi, è solo un fatto reale, un fatto storico, carnale, un Avvenimento ancora presente che ancora si rinnova e riaccade, l’unica spinta che può ridare forza ideale ad una società, ad un popolo, ad una nazione, che si possa concretizzare in sempre nuove opere. A buon diritto si possono citare le parole della Gaudium et Spes, che al n.22 afferma “solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo e di ogni uomo”; il senso del Natale cristiano nel tempo dell’uomo moderno è quindi l’occasione per fermarsi a ritrovare sé stessi, comunque la si pensi. Ed è per questo che, di fronte al Bambino di Betlemme, possiamo augurare a tutti un Santo Natale!