In questi giorni la grande e potente macchina mediatica è all’opera per inculcare nella massa che il disegno di legge Cirinnà è ormai cosa fatta. Non c’è giornale che non ne parli, non c’è notiziario che non dica qualcosa, non c’è programma televisivo che non propini la nuova famiglia, quella dell’uomo nuovo: la famiglia sintetica.
Ma la questione è che il potere mediatico appare al servizio del potere legislativo, il quale pare sia sempre più asservito al potere giudiziario. Basti pensare alle scandalose sentenze che hanno via via distrutto la Legge 40. Così appare lontana quella distinzione dei poteri teorizzata con gli Stati moderni, e questa nuova trilogia è ormai evidente con le recenti riforme dell’intoccabile Renzi: il Governo ha ormai un potere quasi assoluto e si può permettere di legiferare con arroganza in materia di riforme dello Stato. In soli due anni infatti le riforme del Senato, delle Provincie, della legge elettorale hanno privato i cittadini del fondamentale diritto/dovere di essere influenti con il proprio voto. La libertà dei cittadini è stata limitata anche dal punto di vista finanziario, con il ddl Boschi e la conseguente riforma bancaria che impone la trasformazione in Spa delle banche popolari viene meno quella sussidiarietà finanziaria tipica dei territori italiani, e di cui Verona è una piazza principale. Una volta a regime la Riforma, gruppi stranieri con ingenti capitali potranno venire a fare shopping finanziario in Italia, eliminando quella forza economia in mano alle famiglie e frutto di anni di risparmi e piccoli investimenti nelle banche del proprio territorio. Non bastasse, l’arroganza governativa si palesa con il meccanismo del “bail-in”, che ha già mietuto le prime vittime con il caso Banca Etruria, e per cui l’on. Boschi è stata salvata dalle dimissioni.
Limitato il potere democratico ed economico, al Governo Renzi non resta che togliere anche il potere di dissenso: i primi a farne le spese sono stati i sindacati, mai così umiliati come in questi tempi, e se le imprese non possono nemmeno protestare perché soffocate da una pressione fiscale oltre il 60%, ma ora è giunto il tempo di zittire i cittadini: la riforma della Rai con il super manager di diretta espressione del Presidente del Consiglio dei Ministri ne è la prova. Non a caso, nella conferenza stampa di fine anno del 29 dicembre, il Presidente ha dichiarato che è “per l’abolizione dell’ordine dei giornalisti”. Una tv di Stato è necessaria per influenzare le coscienze, meglio ancora se anche di giornali ne rimangono pochi, e possibilmente al servizio del Re.
Nel disegno politico del più becero socialismo di matrice neomarxista, Renzi non può che disegnare uno Stato centrale forte, indebolendo i centri di potere periferici. Già si è detto sulle riforme delle Provincie e del Senato, ma pochi sono a conoscenza dell’abolizione del comma 3 art.117 della Costituzione in materia di legislazione concorrente tra Stato-Regioni in tutto a favore del primo, fatta eccezione per le Regioni a statuto speciale. Per non parlare delle città metropolitane, esempio di “democrazia fittizia”. Perciò checché se ne dica dei Governatori chiamati impropriamente tali, le Regioni oggi sono più deboli, mentre i Comuni sono ormai piccoli caporalati senza portafoglio del Governo.
Il disegno dittatoriale di Renzi è poi giunto a toccare il potere giudiziario.
Con l’ultimo inciucio che ha visto protagonista i puritani del Movimento Cinque Stelle, ora Renzi può contare nella maggioranza assoluta della Corte Costituzionale, dove il centrodestra non ha rappresentanti, segnando uno squilibrio di potere a tutto vantaggio del suo governo. Non va dimenticato infine che il successore del comunista Napolitano, che ha sancito il periodo di “democrazia sospesa”, è Sergio Mattarella di diretta espressione di Matteo Renzi.
Il Segretario del Partito Democratico non ha risparmiato nemmeno l’educazione: per plasmare un popolo a proprio piacimento non si può dimenticare che bisogna inculcare per bene il nuovo volgo, come nel caso del comma 16 art.1 della cosiddetta Legge sulla Buona Scuola, che prevede l’educazione di genere fin dalle elementari. Più si creano cittadini-monadi, e più il potere centrale sarà forte.
Ora, al disegno egemonico del Presidente del Consiglio manca un passaggio fondamentale: distruggere definitivamente ciò che resta della famiglia italiana, e quindi infierire mortalmente sulla sussidiarietà orizzontale.
Attraverso un’educazione di Stato omologante, la limitazione del dissenso, il controllo economico-finanziario dei cittadini, l’accentramento dei poteri su una o poche persone, al nuovo statalismo manca la possibilità di avere individui e non più soggetti. L’individuo è un numero, il soggetto una persona. Distruggere la famiglia naturale rientra nel piano individualista che mira a controllare assolutisticamente i cittadini, dove lo Stato deve essere il genitore, protettore, educatore, padre-madre, ed anche il becchino. Il modello di stato del “bomba” fiorentino prevede un’organizzazione che governa e controlla ogni singolo individuo. Non è casuale se immediatamente dopo gli attentati di Parigi, Renzi a Skytg24 ha dichiarato che per la sicurezza collettiva si dovranno rinunciare a delle proprie libertà personali. Skynet è vicino.
Perciò, il disegno di legge Cirinnà, così come il ddl Scalfarotto sul reato d’opinione, letto da questa prospettiva risulta parte integrante del disegno egemonico renziano. Non per nulla è il primo atto governativo che il Senato dovrà votare con il 2016. Dopo di ché resterà la legge sull’eutanasia per eliminare gli anziani che pesano sulle casse previdenziali e lo jus soli. Insomma, eliminiamo i vecchi cittadini, sterilizziamo i giovani, e facciamo spazio ai nuovi: possibilmente meticci e sessualmente confusi.