In occasione dell’evento #artigianosaraitu organizzato per sabato 12 novembre 2016 dal Gruppo Giovani Confartigianato Verona, pubblico delle mie considerazioni scritte al Presidente il 4 luglio 2015.

“Ho letto con attenzione il Manifesto dei Giovani Imprenditori del XXI Secolo pubblicato a Milano il 9-10 Maggio 2015, e devo dire che ne sono rimasto sorpreso ed entusiasta.
Sorpreso per l’altissima idealità espressa nei valori di riferimento del manifesto, entusiasta per la forza propulsiva che può generare se assimilato nelle future attività associative ed imprenditoriali.
Come cristiano non posso rimanere indifferente che nel 2015, in un tempo di desertificazione morale, secolarizzazione religiosa ed individualismo assoluto, sia stato redatto un Manifesto dedicato alla cultura artigiana a partire dai valori che definiscono la genetica dell’essere artigiano, e che tali valori trovino fondamento nella fede e sapienza cristiana in relazione alla sapienza filosofica.
Così pure mi ha incuriosito la critica al capitalismo ossessionato dalla riduzione dei costi al punto da sostituire le persone con le macchine, anticipando quanto Papa Francesco ha denunciato nella sua recente Enciclica sociale Laudato Sì quando parla del paradigma tecno-economico.

Ogni punto del manifesto presenta una sua specifica novità, in un’ottica organica con tutto il testo, una novità che sintetizzerei nell’asserzione “presa di coscienza”, e più precisamente i giovani artigiani:

  • Hanno preso coscienza che il lavoro artigiano è un’arte metafisica che avvicina la creatura con il Creatore attraverso l’atto creativo di un oggetto ben fatto; (cfr punti n.1 e 2);
  • Hanno preso coscienza che il consumismo della cultura usa – e – getta genera la <<cultura dello scarto>>, delle cose e delle persone; (cfr. punto 3)
  • Hanno preso coscienza del noto adagio <<il lavoro è fatto per l’uomo e non l’uomo per il lavoro>> e in quest’ottica il profitto diventa lo strumento che va oltre la mera produzione di oggetti/servizi; (cfr. punto 4)
  • Hanno preso coscienza che l’artigiano e il suo lavoro è il modello sociale da imitare (cfr punto 5):
    • Dal punto di vista educativo poiché vi è un cammino pedagogico che unisce la cultura del sapere con la cultura del fare;
    • Dal punto di vista etico poiché la flessibilità e l’intraprendenza non lo fossilizzano in un conservatorismo astratto, ma spinto dalla curiosità e dall’ascolto di ciò che lo circonda sa dare concretezza alle idee creando oggetti/servizi dalla doppia valenza: il valore quantitativo (il prezzo) e il valore qualitativo (i valori intrinseci);
  • Hanno preso coscienza che l’individualismo portato agli estremi snatura l’individuo stesso e lo consegna alla tirannia del più forte. Ecco perché le recenti reti d’impresa sono la naturale evoluzione della cultura comunitaria tipicamente artigiana, ed italiana (cfr. punto 6);
  • Hanno preso coscienza che un sistema economico fondato sull’efficientismo produce oggetti senz’anima, perché prodotti da non-persone e alla lunga produce una società senz’anima (cfr. punto 7);
  • Hanno preso coscienza che dopo il fallimento del modello comunista, anche il modello capitalista fondato sull’efficientismo, la tecnocrazia e la finanziarizzazione dell’economia oltre che la virtualizzazione delle relazioni rende l’ambiente sociale affannato e frenetico in una spirale che risucchia la creatività nel vortice dell’omologazione e del delirio, al quale l’artigiano sa ribattere con la creazione di nuovi spazi d’incontro tra il sapere e il fare, in una logica sussidiaria attenta ai bisogni della famiglia (cfr. punto 8).

Per questo ritengo il Manifesto carico di una forza propulsiva a partire dal giudizio della realtà, senza sconti e senza catastrofismi. Si tratta perciò di trasformare l’energia solare che illumina i giovani artigiani in energia cinetica per iniziare a muovere gli ingranaggi di questo DNA nel panorama veronese e creare un moto di cambiamento creativo, innovativo ed originale”.