La notte dei lunghi coltelli ha fatto scuola. L’ultimo a farne le spese è stato Bitonci, sindaco di Padova, eletto nel 2014 da tutto il centrodestra unito. Nella notte tra venerdì e sabato 12 novembre è stato dimissionato, ma non con voto di sfiducia in consiglio comunale, ma con atto notarile che ha certificato le dimissioni di 17 su 32 consiglieri. Tra questi anche un paio di Forza Italia. Si dice che sia stata la personalità di Bitonci la causa del conflitto che gli ha impedito di arrivare a metà mandato, può darsi. Ma è il carattere di una persona o il mandato elettorale che deve determinare il proseguimento di un governo di una città, specie se importante come Padova?
Combinazione proprio quello stesso giorno a Padova arriva Parisi. E siccome in contemporanea a Firenze c’è la manifestazione della Lega con Salvini e Bitonci, Parisi twitta “Oggi è il giorno della svolta, noi non siamo quello che c’è a Firenze”. È evidente che Parisi si candida a guidare il centrodestra. Al posto di Salvini. E così nel centrodestra spuntano due candidati che per tempra, personalità, ideologia, non potevano essere più diversi. Unico comune denominatore affermazioni del tipo: “Solo uniti si vince! Dobbiamo federarci!”. Ma il caso Bitonci rischia di far saltare tutto. lo ha ribadito il segretario della Liga Veneta Toni da Re: “non ci alleeremo più con chi rischia di tradirci”, creando subbuglio da Vicenza a Venezia, da Rovigo a Verona, dove c’è un rapporto fra Lega e FI.
E Berlusconi? E’ ondivago: prima in silenzio sul caso Padova, poi sconfessa di Parisi che non può pensare di andare avanti senza Salvini, infine dichiara che non vede altri leader al di fuori di Renzi.
Non è che faccia il gioco delle tre carte?
Pensiamo a quanto è accaduto a Roma dove candidò Bertolaso per poi sostituirlo con Marchini, strizzando l’occhio fino all’ultimo a Lega e FdI col risultato che al ballottaggio andarono Grillini e Pd, così come si profilerebbe alle politiche se venisse confermato l’Italicum. Con una differenza: il prossimo Pd sarà il partito di Renzi & Co. ovvero i rimasugli di un centrino formato da Alfano, Casini, Tosi, Passera, Verdini & affini, e l’ennesimo partitino fondato proprio da Parisi (Energie per l’Italia).

Quando Berlusconi afferma che Renzi è l’unico leader, gli lancia un messaggio o vuole tenere aperta la possibilità di salire su un’eventuale scialuppa di salvataggio?
Quando Berlusconi appoggia Salvini e poi lo sconfessa, appoggia Parisi e poi lo sconfessa lo fa per riunire il centrodestra nuovamente attorno a lui o per agitare le acque per permettere a Renzi di attuare la regola aurea del divide et impera?
Sono sempre effetti del patto del Nazareno?

A pochi giorni dal voto sul referendum Renzi ha attaccato tutta l’opposizione fuorché Berlusconi. E c’è una strana simmetria fra Verdini che fonda “Alleanza liberal-popolare”, liberal-popolare come dice Parisi nei suoi tour, e pressa Renzi per tagliare la sinistra più estrema e creare un nuovo centro di yes men, e Parisi che spinge per espellere Lega Nord e Fratelli d’Italia dalla partita.
Che siano tutte prove tecniche di Partito della Nazione?

Articolo pubblicato su L’Officina