La modernità sta morendo. Forse ciò che ora si chiama post-modernità sarà ridefinito nel tempo del robo-umanismo o  del transumanismo.
L’argomento per ora interessa ancora pochi. I più sono distratti.  Ma il futuro ci sta già mandando segnali evidenti Nei prossimi anni ci saranno masse crescenti di disoccupati a causa dell’immigrazione selvaggia e per la diffusione sempre più massiccia dell’automazione industriale abbinata all’internet of things e ai robot autonomi intelligenti.

La vera sfida di domani è l’intelligenza artificiale che riuscirà a sostituire del tutto o in parte le persone nelle più svariate mansioni: dai lavori domestici all’assistenza agli anziani, dal chirurgo al meccanico, dall’avvocato all’esperto assicurativo, dal commesso di supermercato al magazziniere.
Gli esperti sono divisi tra opportunisti e scettici. I primi sostengono che l’avvento della robotica e dell’I.A. permetterà alle persone di pensare al tempo libero, di raggiungere finalmente quel sogno primordiale di liberare l’uomo dalle fatiche del lavoro. Altri vedono ciò come l’occasione per aumentare produttività ed efficienza. Ma a che servirà avere più produzione e sistemi più efficienti se si ridurranno le persone in stato di povertà e si costringeranno milioni di persone a vivere come dei nomadi? Secondo alcuni esperti come Moshe Vardi della Rice University di Huston “entro il 2045 i robot potranno sostituire l’uomo nella maggior parte delle attività lavorative, portando la disoccupazione sopra la soglia del 50%. Come reagirà l’economia globale? Come ci reinventeremo l’uso del tempo libero?
Quella dell’automazione sarà una sfida cruciale cui bisognerà prepararsi per tempo – reinventando il concetto di lavoro, ripensando il tempo libero, sviluppando nuovi interventi di welfare e di protezione sociale – e ciò dipenderà dalle scelte che si adotteranno come avverte l’Organizzazione Internazionale del Lavoro. Ma i nostri decisori pubblici ne sono coscienti ed in grado?

La sensazione è che si stia correndo verso un fatale abbraccio mortale con il mito della tecno-scienza che forgerà un nuovo uomo, più potente, potenzialmente immortale, continuamente perfettibile. L’utopia del super-uomo che finalmente farà morire l’uomo fallibile, mortale, incompleto con la nascita di una nuova specie: quella transumana non più regolata dal complesso sistema delle relazioni umane, bensì riempita di computer, sensori ed algoritmi che al posto del postino ci manderà un drone, e al posto del commesso troveremo un social – robot.

Come il sistema Watson di IBM, “il nuovo supercomputer che prende il nome dal fondatore di IBM. È stato sviluppato da un team IBM deciso a vincere una grande sfida: costruire un sistema in grado di competere con la capacità, squisitamente umana, di rispondere con sicurezza, velocità e precisione a domande formulate in linguaggio naturale, cioè la lingua parlata, ricca di sfumature, modi di dire e metafore”. Ma Watson è anche molto di più se si pensa alla sua versione Watson Health, sviluppato negli States e già presente in Italia, che altro non è che la futura sostituzione del medico in corsia come ha spiegato il Ceo di IBM Italia su Panorama del marzo 2016:
Watson aiuta i medici a formulare le diagnosi e a trovare le cure migliori confrontando alla velocità della luce il caso in esame con tutti quelli in archivio. È stato calcolato che a un dottore servirebbero 10 mila settimane per leggere e capire 10 milioni di casi di singoli pazienti: Watson lo fa in pochi secondi“.
Questo sistema, che a tratti richiama Skynet nella serie di Terminator, ha anche sviluppi nel campo dell’avvocatura e del mondo delle assicurazioni: Ross è la prima intelligenza artificiale a sostituire degli avvocati e già in uso da grandi studi legali come Bakler & Hostetler.
Intanto i cognitive computers proseguono la loro marcia come Watson che “non è un computer come siamo abituati a pensarlo: è un sistema cognitivo. In pratica, apprende in modo simile agli umani, ma è molto più veloce. Per capire le sue potenzialità basta un dato: in pochi secondi è in grado di leggere l’equivalente di un milione di libri“.  Quindi, se non apriamo gli occhi saremo noi i veri rottamati. Elementare, Watson!

Lettera politica pubblicata per L’Officina