Lettera Numero: 677

Con il plebiscito ottenuto alle primarie del Partito Democratico, Renzi può tornare alla ricarica della sua smisurata ambizione di possesso del potere.
Appena ha preso la parola per annunciare la vittoria il Matteo fiorentino ha ricordato agli italiani un motivo per cui la stragrande maggioranza l’ha voluto mandare a casa: il suo ego tracotante che trasborda da ogni micro-espressione del suo linguaggio. Ma poco importa, lui è tornato là dove lo avevamo scaricato. Anzi, per la verità gli manca ancora un tassello: il potere del governo.
Nel suo comizio di vittoria l’abbiamo sentito rivendicare la sua azione di governo prima di inebriarci con i suoi slogan del tipo: «bisogna ripartire dalle periferie», o  «vogliamo fare una grande coalizione con i cittadini, non con partiti che alla fine non rappresentano nemmeno se stessi». Che forte Fonzie quando ha affermato che «inizia una storia totalmente nuova». E quale sarebbe questa storia nuova? Lo spiega con un’altra frase romantica: «Abbiamo il compito storico di non lasciare l’Italia nella palude […]. Se saremo in grado di lasciare agli altri il monopolio della paura, del complottismo e della disperazione, daremo significato a chi oggi, saltando il ponte, ha dato fiducia al Partito Democratico». Gli altri sarebbero i movimenti sovranisti.

Insomma, la storia nuova che Renzi ci vuole propinare è quella scritta nei palazzi del potere globalista che sono spaventati da quanto accade da qualche anno. La gente inizia ad apprezzare il populismo – altrimenti detto movimento sovranista, identitario, popolare – perché nota che le favole della globalizzazione iniziano a presentarsi come tali: invece della ricchezza media, aumenta la povertà; invece di aumentare la produttività industriale diminuiscono le imprese e i posti di lavoro; a fronte dell’abbattimento delle tanto odiate frontiere, aumentano insicurezza e terrorismo; invece di aumentare le possibilità lavorative, diminuiscono tutele e stipendi.

I globalisti hanno bisogno di un loro partito in Italia, come i sovietici avevano bisogno del PCI. L’hanno trovato nel Partito Democratico, o meglio nel Partito di Renzi.
Il PdR sarà il soggetto politico del movimento globalista tanto spaventato dai Trump, Le Pen, Putin, Orban, Höfer, ecc, che avrà il compito di arginare il variegato mondo sovranista italiano.
D’altra parte questo significa che i sovranisti devono organizzarsi per fare massa critica ed avere un peso pari o superiore al PdR e al Movimento 5 Stelle.
Una prima importante occasione verrà data ai popoli lombardo e veneto con il referendum consultivo per l’autonomia. Lì i movimenti popolari, o populisti che dir si voglia, potranno dare una sferzata alla riorganizzazione di tutte quelle realtà che non accettano l’Europa finanziaria e burocratica, lo statalismo centralista, il trans-umanismo nascosto sotto la bandiera dei diritti civili, e così via.

Nel frattempo è bene gettare luce su un dettaglio: Renzi, alle primarie del 2013 ottenne 1,8 milioni di voti. Alle primarie 2017 ne ha presi 1,2 tornando perciò al risultato del novembre 2012. Con una differenza in più: mentre nel 2012 a recarsi ai gazebo piddini furono oltre 3 milioni, alle recenti primarie non hanno raggiunto i 2 e nelle regioni rosse l’affluenza si è addirittura dimezzata, come in Emilia Romagna.
Insomma il nascente partito globalista italiano coincide con una caratteristica fondamentale degli altri movimenti globalisti: la disaffezionare i cittadini alla partecipazione politica per esercitare maggior potere su di essi. L’alternativa perciò è che i sovranisti sappiano rimotivarli per riprendersi ciò che spetta al popolo: la propria sovranità.