Lettera Numero: 119

Il nuovo sindaco non ha fatto in tempo ad insediarsi che Pd, sinistra e grillini hanno fatto scoppiare una violenta polemica contro Sboarina, attaccando un punto del suo programma che prevede che dalle biblioteche comunali vengano eliminati i libri che reclamizzano la teoria gender che viene spinta a vari livelli, tanto che nelle università di Verona e Trento (vedasi inchieste del quotidiano La Verità) sono stato istituiti dei gender studies  e libri che pubblicizzano questa teoria sono presenti nelle nostre biblioteche pubbliche.
La teoria del gender nega che per un bambino mamma e papà «hanno funzione essenziale e costitutiva nel processo di crescita».  Affermazione  per la quale uno psicoterapeuta milanese ha subìto un procedimento disciplinare dall’ordine degli psicologi della Lombardia e si moltiplicano i casi di pressioni  su psicologi, giornalisti, giudici e politici per conformarsi al gender-pensiero.

Ma che cosa afferma la teoria gender?

  • che sesso e genere non sono la stessa cosa;
  • che il fatto biologico di essere maschio o femmina è indifferente rispetto al sentirsi maschio o femmina;
  • che se ogni società di ogni epoca storica e latitudine geografica si è sempre distinta tra maschi e femmine sarebbe solamente colpa di costrutti culturali che vanno superati.
    Idea fondamentale è che nella persona nulla è dato o normato in anticipo, ma tutto sarebbe costruito e perciò modificabile a piacimento e secondo la propria volontà.Essa vuol portare a pensare ad un mondo in cui il binario maschio-femmina non sarebbe normale.
    L’Officina ha già trattato l’argomento in una partecipata conferenza del 17 ottobre 2015 a Verona.

Questa è la scelta politica che si pone ai veronesi:

  • volete che ai vostri figli venga inculcata la teoria, scientificamente già smentita, che vivere con mamma e papà è uguale a vivere con due uomini o due donne, indifferentemente che siano madre e padre, indifferentemente che la madre abbia prestato l’utero (a pagamento) a due uomini o a due donne?
  • Volete che attraverso le proposte del dipartimento anti-discriminazioni razziali ci siano iniziative in cui si dice ai ragazzi che “vi è un modello omofobo di tipo religioso, che considera l’omosessualità un peccato; un modello omofobo di tipo scientifico, che la considera una malattia; un modello omofobo di tipo sociale, che la considera una minaccia; e infine un modello omofobo di tipo politico, che cavalca la paura della diversità”?

Un libro illuminante per capire il contesto in cui si situa la propaganda gender l’ha scritto il filosofo francese Alain De Benoist: I demoni del bene, dal nuovo ordine morale all’ideologia del genere (Controcorrente 2015).
In questo libro il filosofo sostiene che il gender non sia altro che lo strumento per rendere gli individui sempre meno soggetti e sempre più oggetti: “La Nuova Classe vuole addomesticare il popolo perché ne ha paura, e ne ha paura perché le sue reazioni sono imprevedibili e incontrollabili”.
Sbarazzandosi di disparità e differenze nel nome dei diritti e contro le discriminazioni, la dittatura dei Buoni Sentimenti “vorrebbe normare, normalizzare, imporre ovunque il Medesimo”.
Per fare ciò è necessario anzitutto un metodo: proibire il pensiero autonomo e la ragione critica. Indurre ognuno a godere del momento presente senza mai darsi una prospettiva. In tal senso il ruolo della televisione circa l’istupidimento delle masse è cruciale: “nell’epoca in cui si celebrano le virtù del pluralismo, tutti guardano gli stessi film, ascoltano le stesse canzoni, si ipnotizzano davanti agli stessi canali televisivi, utilizzano lo stesso linguaggio”, ma soprattutto impongono il medesimo pensiero attraverso il politicamente corretto come neo-lingua di orwelliana profezia.
Il nuovo ordine morale, di cui l’Unione Europa è laboratorio, non discrimina più nel senso etimologico del termine ossia di discernere, distinguere, tra ciò che è giusto e sbagliato secondo criteri oggettivi ed universali. Discriminare oggi significa che chiunque si oppone a quanto una minoranza facoltosa reputa diritto viene accusato al pari del peggior criminale. Discrimina nel senso che chiunque si opponga al diritto di immigrare viene accusato di essere un razzista e chi considera che la famiglia è solo quella naturale viene tacciato di omofobia. L’associazione discriminazione razziale/discriminazione di genere è una delle tecniche imbonitrici della propaganda di questa teoria. Non a caso le rivendicazioni GLBTQE vengono spesso associate alle lotte per i diritti civili dei neri d’america degli anni ’60.
Il tutto fatto nel nome di un diritto alla felicità che rende, guarda caso, felici i ricchi e i potenti; si pensi alle rivendicazioni genitoriali di Niki Vendola, Elton John e Cristiano Ronaldo.

Un uomo sradicato dalla sua etnia, dalla sua terra, dai suoi legami familiari, è un uomo vocato al cosmopolitismo insito nell’ideologia globalista contemporanea: «Quest’uomo» – spiega De Benoist – «votato al nomadismo è in coerente continuità con una dottrina liberale che non ha smesso di raccomandare lo sradicamento dell’uomo dalle società storiche concrete, dai contenuti culturali ereditati, le cui pesantezze le sono sempre apparse come altrettanti ostacoli alla libertà dell’io». Avete mai provato a far crescere un albero senza radici? Si secca e muore.

Contrastare la diffusione dell’ideologia gender è quindi un programma imprescindibile per coloro che oppongono al globalismo la sovranità dei popoli, al meticciato tra culture incompatibili l’identità storica, al precariato la stabilità, al dominio del tecno-scientismo la supremazia della filosofia e della teologia, alla società transumanista la società umana. Un programma che è pienamente legittimato dalla coalizione del sindaco Sboarina e che L’Officina ha sempre sostenuto.