Lettera Numero: 123

I genderisti non ci stanno. Al Tocatì, una manifestazione che attrae migliaia di persone e che permette ai più giovani di apprendere l’arte del giocare come un tempo, qualcuno ha pensato di inserire in Biblioteca Civica un evento che si ripete da nove anni, ma che quest’anno aveva per programma libri viventi da titoli come “quando ero frocio”, “lesbica e va bene così”, “mio figlio gay” et simila.
Il Comune guidato da Sboarina su certi principi ha parlato chiaro e coerentemente ha fatto cancellare l’appuntamento, fuori contesto rispetto all’evento ludico in programma in città.

Le opposizioni non ci sentono bene e via con l’insultare Verona definendola “retrograda, medioevale, oscurantista”. Stranamente non si è ancora sentita l’accusa di fascismo, tornata in voga nella sinistra noir. Il Sindaco ha agito nell’interesse della città, e nel rispetto della sensibilità comune dei veronesi.

È curioso poi che proprio dalla voce di Sinistra in Comune, Bertucco, si dica che “fino a prova contraria il Comune è un ente laico (forse vuole intendere ateo, ndr) chiamato a rappresentare tutti i cittadini di tutti gli orientamenti ideologici o sessuali“. Affermazione curiosa che permette una provocazione: vogliamo combattere le discriminazioni? Bene! Alla prossima Biblioteca Vivente si propongano anche libri viventi di cui si suggerisce qualche titolo: “quando ero fascista”, “mio figlio Benito”, “indosso la camicia nera e va bene così”. Non sarebbe anche questo valorizzare le differenze e lottare contro le discriminazioni delle minoranze? Ma non sarebbe fattibile. Ci sarebbe certamente un problema: ci sono ideologie che hanno diritto di cittadinanza ed altre che vanno perseguite fin dalle presunte intenzioni. Le proposte di legge Fiano e Scalfarotto ne sono un esempio. E la Fondazione San Zeno non percepirebbe fondi europei per tali iniziative. Perché in fondo per la lotta alle discriminazioni c’è sempre un bel fondo cui attingere.