Lettera Numero: 128

«Lo Stato italiano, volendo ridonare all’istituto del matrimonio, che è base della famiglia, dignità conforme alle tradizioni cattoliche del suo popolo, riconosce al sacramento del matrimonio, disciplinato dal diritto canonico, gli effetti civili». Così recita la prima parte dell’articolo 34 del Concordato tra Santa Sede e Stato Italiano sottoscritto l’11 febbraio 1929. Tutti sanno chi guidava il Governo dell’epoca.
Sono passati quasi novant’anni, e una frase del genere proviene ormai dall’altro mondo. In questi novant’anni, a livello mondiale e quindi anche in Italia, abbiamo assistito ad una progressiva erosione dell’istituto del matrimonio, ridotto a poco più di un patto commerciale tra individui.
Inizialmente fu la legge Baslini (liberale) – Fortuna (socialista) che introdusse il divorzio in Italia il 1 dicembre 1970. Il Referendum abrogativo del 12 e 13 maggio 1974 la confermò – ad opporsi alla legge furono Democrazia Cristiana e Movimento Sociale Italiano e vinsero in Trentino, Veneto, Molise, Puglia, Campania, Basilicata e Calabria – e diede il via alla stagione dei c.d. “diritti civili”.
La legge 194 del 22 maggio 1978 inaugurò invece la stagione del genocidio più grande della storia dell’umanità, che per numeri supera di gran lunga i morti di tutte le guerre, solo che tra il 2010 e il 2014 nel mondo una gravidanza ogni quattro veniva interrotta (fonti OMS), pari a 56,3 milioni di persone soppresse prima ancora che vedessero la luce.
Gli italiani confermarono la legge sull’aborto il 17 maggio del 1981 per via referendaria. Nel frattempo si era aperta anche la strada alla diffusione della contraccezione, con la legge n.405 del 22 luglio 1975. Oggi la contraccezione è la nuova frontiera delle politiche antinataliste, in particolare con la pillola Ru486 e la pillola del giorno dopo (senza prescrizione medica).Nel 2002 si apre invece la stagione delle unioni omosessuali, prima con la proposta di legge n.3296 – i PACS – poi con i Di.Co. del 2007 sempre a prima firma Pollastrini (PD). Ma il 2007 è anche l’anno del risveglio del movimentismo che ha a cuore la famiglia così come riconosciuta all’art.29 della Costituzione, con il primo dei tre Family Day. Gli ultimi colpi all’istituto familiare provengono ancora dall’area liberale, massonica e di tradizione marxista, con la presentazione di diversi disegni di legge negli ultimi quattro governi di sinistra (Monti, Letta, Renzi, Gentiloni): lavoro domenicale, divorzio breve, ddl sull’omofobia, fino alla legge Cirinnà che ha introdotto anche in Italia l’unione tra persone dello stesso sesso. Nel frattempo la Corte Costituzionale ha inibito a colpi di sentenze la Legge 40/2004 – aprendo la strada alla fecondazione artificiale e al dibattito sull’utero in affitto di cui ha già usufruito Nichi Vendola. Legge che fu confermata dal popolo italiano con referendum del 2005.

Questo è un sommario panorama di oltre mezzo secolo di politiche antinataliste ed anti famiglia in Italia. C’è da piangere a sentire che gli stessi che negli anni ‘70 si facevano arrestare per aver praticato aborti, Emma Bonino, oggi suggeriscano l’importazione di 700.000 immigrati l’anno per compensare il calo demografico.
L’Officina – anche per storia e cultura politica – si è sempre schierata dall’altra parte, a maggior ragione oggi contro chi promuove la silenziosa sostituzione di popolo. E chiunque ritiene di appartenere alla schiera sovranista (definizione che ingloba la più comune “destra”) non può non essere da questa parte. C’è un risveglio delle forze per la vita, e L’Officina si è già messa in moto con l’istituzione del Centro Studi Politiche Familiari di Verona, un gruppo di studio e lavoro composto anche da altre realtà, che darà un supporto al Comune per attuare politiche per la famiglia e promuovere una cultura per la vita.