A tenere la quinta lezione, ed ultima del primo weekend formativo, è stato il direttore scientifico di Noto Sondaggi, Antonio Noto. Ciò che segue sono gli appunti che ho preso e offro volentieri al lettore.

Il dott. Noto ha suddiviso in 4 domande il suo intervento, sollecitando fin da subito un ampia partecipazione dei corsisti.

Come ha impattato la pandemia nell’economia familiare degli italiani?

L’economia familiare ha subito dei cambiamenti. E gli italiani che oggi aumentano i propri risparmi, sono coloro che già avevano una buona capacità di risparmio prima della pandemia. Diversamente dalla narrazione mediatica che racconta un’Italia che vede l’aumento dei risparmi degli italiani, le rilevazioni demoscopiche rivelano che non è così in termini generali. Il trend in realtà, è ascrivibile ad una piccola quota di italiani.
Chi invece sta vivendo un disastro è circa un 30% di cittadini (15 milioni di adulti) che invece si trovano in una crescente necessità di accendere debiti, specialmente rivolgendosi al sistema delle relazioni amicali e familiari. Il sistema finanziario, infatti, non eroga finanziamenti a chi non ha un lavoro, o è in CIG, e quindi il cittadino non si rivolge al sistema bancario tradizionale.
Un terzo degli italiani quindi si dichiara “molto in difficoltà”. è un dato fondamentale e molto critico, che racconta di quello che può accadere in futuro.
Ora siamo in una fase di “tamponamento” dell’emergenza, ma nel medio periodo (proiezione di 6 mesi) può impattare pesantemente sul piano economico e sociale. Chi non ha subito una diminuzione dei propri ricavi, è il dipendente pubblico. Mentre il privato ha subito pesanti perdite.
Tra chi ha subito un aggravamento della propria condizione, ci sono i cassa-integrati. Sebbene il blocco dei licenziamenti può essere salutato con favore se circoscritto all’emergenza, se si guarda al lungo periodo un tale blocco diventa deleterio e genera una spirale negativa di contrazione e stagnazione. Non solo perché blocca il mercato della assunzioni-cessazioni dei rapporti di lavoro, ma anche perché è un debito importante sulle casse dello Stato e contrae comunque i consumi poiché chi è in CIG percepisce, globalmente, il 30% in meno. Tra i più disastrati ci sono poi le partite IVA, i liberi professionisti che non hanno ammortizzatori sociali di cui beneficiare e contemporaneamente subiscono delle chiusure indiscriminate.

Sul piano dei consumi si è registrato un aumento verticale degli acquisti online, e ciò sta trasformando rapidamente la struttura stessa del commercio. Non solo perché i negozi erano chiusi, ma anche per un’oggettiva convenienza dell’e-commerce rispetto all’acquisto in negozio fisico.
Se questo fenomeno si osserva proiettato in un periodo più lungo (cinque anni), se crollano commercio al dettaglio, attività ricettive, la ristorazione, a catena crolla un sistema Italia che produrrà meno PIL, meno gettito fiscale, e quindi meno servizi che lo Stato eroga ai cittadini. L’orizzonte delineato non è dei migliori.

Come ha impattato la pandemia nella psicologia degli italiani?

Il 35% della popolazione dichiara di avvertire un senso di depressione come pesantemente influenzante per la propria vita (dati di gennaio 2021). Prima era il 19%. Inoltre, pre-pandemia lo stato depressivo era considerato da un solo 4% come pesante, a fronte del 27% del dato attuale. Altro elemento significativo è l’aumento degli attacchi di panico, dal 7% pre-pandemia al 21% attuale. Inoltre, il 20% degli italiani intervistati dichiara di avere paura di uscire anche se può uscire. Il malessere descritto è presente in misura maggiore tra i giovani fino ai 35 anni. Al momento si constata anche una certa distrazione – da parte del decisore pubblico – che pare non interessarsi e quindi attrezzarsi per l’acuirsi del malessere psicologico della popolazione. Ciò che sottolinea il direttore Noto è che anche la depressione incide sull’economia, per cui se gli Stati Uniti hanno da subito adottato misure di sostegno psicologico one-to-one per ogni nuovo contagiato dal Coronavirus. In Italia forse, si arriva dopo un anno.

Quale rapporto con la sanità hanno gli italiani, quanto il tema salute è diventato prevalente?

Il direttore rileva che il tema “salute” e quindi tutto ciò che riguarda la materia sanitaria, ha addirittura una prevalenza sulla preoccupazione del “lavoro”. Ciò è certamente influenzato dal periodo di forti restrizioni alle libertà per ridurre il contenimento dei contagi. Non è da escludere tuttavia che il lavoro diventi presto la preoccupazione principale. è comunque evidente che questioni come “immigrazione”, “sicurezza” e “giustizia” per esempio, sono passate in secondo piano.

Quale è il rapporto tra cittadini e politica, il giudizio sul governo Conte e le attese sul governo Draghi?

La pandemia ha creato degli estremi, anche nel mercato politico.
Rispetto a Conte:
La pandemia ha avuto un impatto positivo in termini di consenso, e Conte è stato percepito come l’unico che ha avuto il coraggio di sporcarsi le mani. Prima della pandemia la fiducia a Conte era al 33%, durante la pandemia è salita al 49%. Paradossalmente, l’eccessivo protagonismo accusato dalla politica, era percepito favorevolmente dai cittadini.
In un momento di crisi, per produrre consenso e vicinanza l’elettorato ha bisogno di avere un riferimento visibile e concreto, percepito come vicino.

Rispetto a Draghi:
Il racconto mediatico e politico esercitato sul governo Draghi, potrebbe subire un boomerang rispetto al fenomeno di Conte. Mentre Conte non aveva una ricetta sanitaria definita, da Draghi ci si attende delle soluzioni risolutive, quantomeno determinanti.
Draghi parte con il 60% del livello di fiducia. E questo, nel sentiment dell’opinione pubblica, può diventare un grave pericolo per il governo Draghi. Con una parabola esattamente opposta a quella di Conte. Per semplificare: Conte è stato percepito da incapace a capace. Draghi rischia di passare da capace, quasi salvatore della Nazione perché quello che ha già la ricetta in tasca, a quello che non si sporcherà le mani per risolvere i problemi. Il rischio di delusione quindi potrà essere repentino e ampio.
C’è un problema di aspettativa sovraccaricata creata dai media.

Sarà interessante osservare i sondaggi delle prossime settimane e via via dei prossimi mesi per capire se questo effetto boomerang ci sarà davvero.