Articolo pubblicato sul giornale L’Adige di Verona

L’esultanza è d’obbligo. L’assegno unico e universale finalmente è legge. Ieri il Senato ha approvato all’unanimità il ddl delega. La Camera sempre all’unanimità lo aveva approvato a luglio 2020. Ora la palla passa al Governo che ha tempo tre mesi per destinare le giuste risorse e rendere effettivo il provvedimento. Bisogna correre. Perciò all’esultanza si accompagni la prudenza che serve ad un Paese che ha visto ben quattro governi in sette anni da quando è stata lanciata la prima volta l’iniziativa in Parlamento. L’idea nasce dall’associazionismo familiare rappresentato nel Forum delle Associazioni Familiari, ed il primo atto parlamentare è datato 2014 a prima firma Lepri (atto Senato 1473), governo Matteo Renzi.

Nel 2018 – governo Conte I – alla Camera spunta la pdl 687 con primo firmatario Delrio e al Senato stesso testo a prima firma Nannicini. Seguono proposte trasversali come la pdl 2155 a prima firma Gelmini e la pdl 2249 a prima firma Locatelli.

Il Forum delle Associazioni familiari ha lavorato a lungo per tessere rapporti politici trasversali e far lavorare unitariamente la politica su un provvedimento comprensibile e più semplice rispetto al “Quoziente familiare” e al “Fattore famiglia fiscale”, oggetti questi di trent’anni di dibattiti.

A giugno 2020 – Governo Conte II – al Consiglio dei ministri n.51 approva il ddl proposto dal Ministro per le pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti, e dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali Nunzia Catalfo recante “deleghe al governo per l’adozione dell’assegno universale e l’introduzione di misure a sostegno della famiglia”, da tutti conosciuto come Family Act.

In sostanza l’assegno approvato ieri è un contributo economico statale offerto a tutte le famiglie per ogni figlio a carico, calcolato e proporzionato sull’Isee. Il medesimo andrà ad assorbire gradualmente i vari bonus ed assegni attuali. Inoltre, è all’interno di un disegno più ampio di revisione del welfare familiare.

Si può quindi dire che è il primo mattone, fondamentale, per permettere all’Italia di risalire la china della curva demografica che anche quest’anno ha segnato un ulteriore record storico. In mezzo secolo le nascite sono diminuite del 60% e con l’epidemia in corso il crollo si è accentuato.

Come ha affermato anche l’economista giapponese Ryuichi Tanaka ad Avvenire parlando delle somiglianze con il Giappone, non bastano sussidi economici per riempire le culle. Serve un mix di politiche che si rendono sempre più urgenti prima che sia troppo tardi (e per alcuni il punto di non ritorno è già stato superato). In tal senso il Family Act prevede che – entro 24 mesi dall’entrata in vigore della legge, quindi presumibilmente con il 2022 – si attuino provvedimenti in materia di congedi parentali e di paternità, di incentivazione al lavoro femminile e di misure a sostegno della formazione dei figli. Il cammino è lungo, i tempi sono stretti. Un primo passo importante è stato compiuto. Ora l’auspicata unanimità politica sull’Assegno unico e universale deve ritrovarsi confermata nella pratica. Per questo il presidente del Forum, De Palo, suona la carica per cercare di aggiungere più risorse possibili. La sfida infatti è trovare i soldi necessari a coprire i 250€ per figlio previsti, e far capire a tutti che questa legge non è paragonabile ad un qualsiasi provvedimento assistenzialistico. Il Reddito di Cittadinanza produce assistenzialismo. L’Assegno unico va nella direzione di un investimento urgente e necessario per il futuro della Nazione.