La seconda lezione di formazione per diventare animatore Laudato Sì, organizzata dal Movimento Cattolico Mondiale per il Clima, aveva per titolo: Basi teologiche per discernere i segni dei tempi.

Il primo relatore ad intervenire era stato mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, il quale aveva espresso parole di grande lode della Laudato Sì (di seguito LS), descrivendola come un’enciclica da cui “germogliano parole care al lessico divino”. Nel merito, LS è un’enciclica sociale a tutto campo che segna uno sviluppo ed una svolta nel pensiero dottrinale sociale della Chiesa. Per la prima volta, aveva spiegato il vescovo, LS tratta in modo esteso ed articolato la questione ambientale che – con l’aggettivo integrale – si colloca nella più ampia riflessione sul Creato.

La questione è stata toccata anche durante il Magistero dei precedenti papi, ma Francesco è colui che ne dà una prima sistematizzazione e ciò in relazione al paradigma tecnocratico denunciato da lui stesso. Il vescovo aveva detto che inoltre LS non è un’enciclica ambientalista, verde, come alcuni l’hanno criticata o osannata a seconda delle categorie politiche di appartenenza; è invece una Lettera che pone a tema il modello socio-economico imperante, lo critica ferocemente, e pone la questione fondamentale su quale futuro vogliamo lasciare alle prossime generazioni.

Spiegava Lorefice che il Papa vede ciò che accade, legge i dati scientifici ma parla con un linguaggio anzitutto affettivo. Con un tratto cordiale e allo stesso tempo pungente quando si tratta di denunciare i drammi sociali del nostro tempo. Se tutto è connesso in questo mondo, spiegava il vescovo, significa allora che siamo tutti responsabili di questo mondo interconnesso. E poiché l’enciclica sociale è propriamente materia di Dottrina Sociale, ciò chiama attivamente l’impegno dei laici cristiani, e degli uomini e donne di buona volontà. Proprio ai primissimi punti dell’Enciclica un sottotitolo di un paragrafo recita: “niente di questo mondo ci risulta indifferente” ed è ciò che interpella ciascuna persona che vuole avere uno sguardo globale (in senso qualitativo e non geografico) su ciò che accade.

Il vescovo concludeva il suo intervento elencando gli assi portanti dell’Enciclica:

  1. Intima relazione tra poveri e fragilità del pianeta –> i poveri sono coloro che pagano il prezzo più alto degli squilibri climatici, e ciò richiama ad una “conversione ecologica” maggiore da parte dei Paesi sviluppati;
  2. Interconnessione di tutto il mondo –> da cui il concetto di “casa comune”;
  3. Critica al paradigma tecnocratico –> frutto di un relativismo pratico che considera tutto ciò che è tecnicamente fattibile come buono a prescindere, per dirla con Caritas in Veritate;
  4. Invito a cercare altri modi di intendere l’economia e il progresso –> vedasi in particolare i punti da 189 a198;
  5. Recupero del senso umano dell’ecologia e critica alla cultura dello scarto –> capitolo I;

L’intervento di mons. Lorefice, a mio avviso, è stato troppo sacrificato dalla tempistica imposta (appena 15 minuti) e quindi limitato a semplici cenni su questioni assai complesse. Inoltre, non ho trovato soddisfacente limitarsi alla sola definizione di povertà come luogo teologico per eccellenza o al legame tra teologia della creazione e teologia dell’incarnazione. Sono apparsi facili frasi ad effetto che tuttavia avrebbero meritato la giusta attenzione per non scadere in interpretazioni socialiste e riduttive dell’aggettivo “integrale“, con il rischio di considerare tutto ciò che è povero come buono e tutto ciò che è ricco come cattivo. La povertà come categoria teologica è qualcosa che non si riduce solo al possedimento di beni materiali e/o a condizioni di vita misurate sugli averi, ma riguarda anzitutto una dimensione dell’essere che è ben evidente nelle critiche al paradigma tecnocratico e al relativismo pratico fatte dal Papa nei suoi tre discorsi magisteriali più importanti: Evangelii Gaudium, Laudato Sì e Fratelli Tutti.

La seconda parte della lezione aveva visto Nello Scavo, giornalista di Avvenire, intervenire sugli effetti che ha avuto l’enciclica sui governi al punto che, stando alle sue parole, le stesse omelie quotidiane del Papa erano state oggetto di attenzione per comprendere i temi che trattava Francesco, poiché era atteso un cambiamento considerevole delle sensibilità della gente su alcune questioni cruciali, ad esempio sull’ecologia. Ciò era stato spiegato bene in un’inchiesta che aveva condotto su uno studio di una nota società americana che aveva criticato pesantemente LS, e aveva scoperto che tale studio era stato finanziato da organizzazioni internazionali coinvolte in disastri ambientali e sociali.

Perché questa avversione alla LS? Si era chiesto il giornalista. E la risposta può essere ricercata in una serie di domande-sfida contenute nell’enciclica che vanno a toccare nervi scoperti dell’attuale sistema economico mondiale. Il pregio di questa Lettera è, secondo Scavo, quello di saper legare questioni apparentemente slegate, come lo strapotere della finanza sulla politica e l’economia e la costruzione di una diga, ad esempio.

La questione delle domande rintracciate da Scavo mi ha intrigato. Dai miei appunti ho appreso che ce ne siano 26, un mio primo conteggio ne rileva 22; ma poco importa il numero, saranno le questioni che tocca ad essere oggetto di qualche mio articolo futuro. Continua a seguire il mio blog, per farlo puoi cliccare sulla finestra che appare nello scorrere le pagine (vedi esempio sotto).

Quando appare la finestra +segui inserisci il tuo indirizzo e-mail. Quando pubblico un articolo lo riceverai direttamente sulla tua casella postale