Questa è la seconda parte del mio racconto in cui ho iniziato dicendo che a fine ottobre 2020 ho preso il Covid e da lì è cambiata la mia situazione lavorativa. Se stai leggendo questo articolo, significa che mi hai chiesto di leggerlo, e ti ringrazio! Spero davvero di trasmetterti qualcosa di buono. Ci siamo lasciati con queste due domande:

  • In che cosa ho investito il mio tempo e un po’ di Euro durante le tre settimane di malattia e il successivo periodo di Cassa Integrazione?
  • Che cosa ho riscoperto come valori autentici per la vita a cui devo prestare maggiore attenzione?

Partiamo dalla seconda. Se anche tu sei stato infettato dal Covid sai che non tutti lo subiscono alla stessa maniera. Ahinoi c’è chi subisce gravi conseguenze finendo in terapia intensiva, o addirittura morendo. Nei soggetti più giovani è una casualità meno probabile, ciò non significa che sia una malattia alla stregua di un’influenza. Almeno per me, soprattutto la prima settimana era tutta una corsa al bagno, l’appetito non mi è mai mancato ma il gusto un po’ sì come il senso di spossatezza. Credo però che mi abbia colpito di più la sfera psicologica. Al link trovi un articolo dell’Università di Padova di maggio 2020 che parla delle conseguenze psicologiche causate dal Covid. Tra esse, in un altro articolo che riporta una pubblicazione sulla rivista scientifica The Lancet, si elencano tra gli effetti collaterali: stress, paura irrazionale dell’infezione, frustrazione, smarrimento, perdita di fiducia, peggioramento di disturbi psicologici preesistenti, pensiero negativo. Insomma, un bel cocktail invisibile quanto il virus. E ancora mi stupisco di essere arrivato al burnout?

Io mi sono fatto aiutare dallo psicologo, dalla medicina, dai tanti amici, da chi mi segue spiritualmente, da mia moglie su tutti. E anche da me stesso. Ho sempre curato le relazioni, per cui non mi è mancata quella rete sociale di supporto tanto necessaria in momenti come questi. Ma i mostri interiori alla fin fine chiedono te. Voglio te. E tu solo sei quello che li deve affrontare, combattere e superare.

Il clima meteorologico di novembre, che sembrava un anticipo di primavera, e il contesto in cui abito dall’estate scorsa, ha favorito questa lotta con i mostri interiori. Ma il periodo di malattia, e soprattutto la lontananza fisica dagli abbracci dei propri cari, mi ha ricordato ancora una volta che cosa vale di più nella vita. E mi ha permesso di capire che il lavoro non può essere totalitario, nel senso che assorbe ogni tua energia, chiede tutto te stesso al punto che quando torni a casa c’è chi si accorge che a casa è venuto solo il corpo, mentre la mente è rimasta in ufficio. Maledetto il telefono aziendale da cui non ci si stacca mai! Il momento in assoluto più bello è stato il giorno in cui ho fatto il tampone di verifica, dopo tre settimane dal primo. Dopo un mese che mia figlia chiedeva quando ci potevamo riabbracciare, al mio ritorno è corsa ad abbracciarmi intensamente. E abbiamo organizzato una festa con tanto di palloncini colorati, musica a tutto volume, bibite, panini e patatine come fosse un compleanno. Ed in qualche maniera compleanno è stato. Si festeggia la vita! Si festeggia la bellezza di vivere e si gusta la preziosità dell’esistenza terrena che rischia di scivolare via nel torrente di un sistema che divora tutto ciò che trova. In una certa forma è stato un ritorno alla vita.

Un momento di festa in casa

C’è anche un futuro nuovo da ridisegnare, e quindi ho sfruttato ogni attimo anche per provare a disegnare le traiettorie successive. Dato per certo che avrei cambiato lavoro, a patto che prima vengano risolte delle questioni con l’Azienda per cui auspico ancora oggi di non essere costretto a portarli in Tribunale, mi sono interrogato sui punti di debolezza da rinforzare. Sia per il mio CV, sia in termini di formazione professionale, e quindi anche di orientamento lavorativo. Cercare un lavoro è un lavoro, se si intende la ricerca lavorativa seriamente. In questi mesi non sono mancate le offerte spontanee, ma finché ho sospese le questioni che ho a malapena accennato prima non accetterò nuovi incarichi. Nel frattempo, cosa fare?

Alcuni credono, ingenuamente, che stare a casa sia sinonimo di oziare. Beh, non per me. In sei mesi ho letto nove libri, e il primo di questi è stato “Project manager oggi. Come realizzare progetti in tempi ridotti in un mondo veloce e complesso” di Walter Romano, edito da F. Angeli.

Project Manager oggi: Come realizzare progetti in tempi ridotti in un mondo veloce e complesso di [Walter Romano]

In precedenza avevo letto un libro obbligatorio per chi si interessa di questa materia, come quello di Archibald: “Project management. La gestione di progetti e programmi complessi“. Mi sono interessato anche di pensare a sviluppare qualche attività d’impresa, e più del risultato finale l’utilità è stata quella di stimolare la creatività, cercando di immaginare bisogni emergenti da cui avviare un’impresa. E allora ho preso un libro, seguito di altri già presenti nella mia biblioteca: “testare le idee di business” edizioni LSWR.

Fin qui ho stimolato l’immaginazione e ho acquisito nuove conoscenze in una materia che mi piace molto, come il management e la gestione di progetti complessi. Ma le tre recenti esperienze lavorative mi hanno sempre coinvolto in prima persona nel campo della salute e sicurezza sul lavoro, assumendo responsabilità talvolta particolari. Prima o poi racconterò dell’hotel che in 72 ore ho riattivato in piena emergenza Covid risolvendo un problema di ordine pubblico che stava preoccupando Verona. Proprio quell’esperienza – in cui ho gestito contemporaneamente squadre di tecnici specializzati, utenti infetti dal Covid, rapporti con enti quali Vigili del Fuoco, Questura e Prefettura, team operativi in uno stress assoluto – mi ha insegnato che la sicurezza non si può improvvisare, e le conoscenze e le precauzioni in materia non sono mai troppe. Oltre a leggere quindi, come formarmi in un ambito che mi sta a cuore magari ottenendo un certificato che proprio durante un periodo apparentemente statico come la malattia, mi permetta di progredire?

Così ho cercato un corso in e-learning sulla sicurezza, e mi sono iscritto al modulo A per RSPP/ASPP. Ed è andata così:

📍 28 ore di formazione in modalità e-learning 📍 230 minuti di esercitazioni 📍 740 pagine di materiale didattico 📍 76 fogli di appunti 📍 10 giorni di impegno serrato 🥇 Un nuovo attestato di formazione che mi apre al modulo B-comune (non appena avrò i soldi necessari) per proseguire nell’acquisizione di conoscenze e competenze in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

La soddisfazione è stata grande, non solo per un attestato molto utile e per un tipo di competenze sempre ricercato in ogni azienda, ma anche per quel sano orgoglio personale che in quelle settimane andava recuperato. Mi sono fermato qui? Certo che no! Memore del colloquio in cui ho ricevuto un feedback di incongruenza tra esperienze maturate e titolo di studio, ho deciso di concentrarmi per arricchire molto il mio CV. E non riempiendolo di esperienze episodiche, ma di titoli sostanziosi. Per cui il passaggio successivo è stato completare il corso promosso da Google sul marketing digitale. Se ho realizzato questo blog, e se lo sto arricchendo ogni giorno, è perché dietro c’è una grande passione per la scrittura, ma anche una modalità ragionata di personal branding. Tra dicembre e gennaio ho seguito il corso, fatto le esercitazioni e poi, al momento opportuno e con tutta la serietà del caso, ho sostenuto l’esame. Tra tutte le materie, sono risultato scarso nel “vendere prodotti o servizi online“, ci sta ed è di stimolo per continuare a formarsi. Nel frattempo un altro bel certificato va aggiunto alla bacheca degli attestati.

La situazione di sospensione lavorativa si è prolungata ben oltre le mie previsioni. Non mancano i momenti in cui mi perdo d’animo, ma non ho indietreggiato di un solo centimetro! Ho partecipato ad un corso di Alta Formazione Politica della Fondazione Magna Carta, vincendo una borsa di studio (trovi diversi articoli sul blog), mi sono iscritto ad un corso breve sull’ecologia integrale (anche di questo trovi notizie sul sito), ma soprattutto ho deciso di aggiungere un tassello mancante al puzzle delle tante esperienze curriculari fatte in questi anni. E, grazie anche ad un importante sconto sulla quota d’iscrizione, a metà maggio inizierò un corso a qualifica professionale in Gestione e Sviluppo delle Risorse Umane. Si tratta di 600 ore formative, di cui 300 pratiche in stage. Per me è come un piccolo ritorno in una realtà che per tre anni è stato un bellissimo luogo di lavoro. Ma stavolta da allievo (per la verità ancora una volta, perché già ho frequentato il corso per Sommelier e quello per HACCP). Le materie che seguirò saranno:

  • Orientamento e personal branding
  • Il ruolo dell’HR, strategia e organizzazione
  • Ricerca e selezione del personale
  • Online recruiting e smart working
  • Formazione del personale
  • Contratti di lavoro e relazioni sindacali
  • Amministrazione del personale (con esercitazioni pratiche su software)
  • Politiche retributive e sistemi di incentivazione
  • Salute e sicurezza sui luoghi di lavoro

Trovo che sia un corso che fa proprio al caso mio, e come dicevo può completare – finalmente – un curriculum che ritengo essere già abbastanza corposo. Manca un titolo di studio che in qualche maniera giustifichi e sistemi anche la mole di esperienza maturata nel campo della gestione e amministrazione di persone, progetti, attività.

Con questo racconto personale di come ho vissuto gli ultimi sei mesi di fatiche, ho desiderato trasmetterti come ho reagito, come ho trasformato le difficoltà in opportunità che, fidati, è una conquista da rinnovare tutti i giorni. Anche se posso esserti apparso uno che se la tira, vorrei che apprezzassi questo tentativo. Il mio intento è stato quello di offrirti un’occasione per reagire se ti trovi in una situazione simile alla mia. Ognuno di noi ha dentro di sé risorse inimmaginabili e una forza tale che può sollevare il macigno che lo sovrasta e lanciarlo davvero molto, molto lontano.

Sono arrivato alla fine, e ti faccio una domanda: secondo te, nonostante la mia situazione lavorativa sospesa, si può ritenere che abbia fatto dei progressi e che il mio curriculum sia migliore di quanto non lo sia stato prima di sei mesi fa? E ci sono buone ragioni per credere che tra sei mesi il mio CV sarà ancora più sostanzioso, e quindi questo lungo periodo di sacrificio mi avrà permesso di puntare ancora più in alto di quanto avessi potuto immaginare?

Non temere di darmi il tuo feedback scrivendomi a diego@diegomarchiori.com oppure unendoti al canale telegram https://t.me/diego_marchiori

Ciao!