Qualsiasi tentativo di neutralizzare del tutto il conflitto, anche con i mezzi tecnici più avanzati, è infatti destinato a scontrarsi con il sottosuolo della politica […]. Dietro ogni tentativo di annullare la politica come processo di discussione si nasconde un pericolo dispotico”. Lorenzo Castellani in L’ingranaggio del potere, ed. Liberilibri ,2020

Il primo momento della crisi: l’individuo borghese, l’uomo dei bisogni

[Leggi la prima parte] C’è lo scorporo tra lo stato naturale e lo stato civile nel linguaggio di Hobbes, il primo grande teorico del contratto sociale. Lo stato naturale dell’uomo non è uno stato politico, lo stato naturale è descritto come lo stato dell‘homo hominis lupus, della estraneità, del cronico conflitto dell’uomo nei confronti dell’uomo. La politica è inaugurata dal contratto, e per stabilire il contratto l’uomo ha bisogno di una motivazione di coscienza, ha bisogno di un apprezzamento che lo induca a giudicare il vincolo che il cittadino assume, come vincolo congruente con gli obiettivi esistenziali suoi personali.

Quale è il bene che persuade l’uomo a stabilire il contratto? Hobbes direbbe la pace, la vita, la sopravvivenza. La pace intesa come condizione di ogni altro bene. Si può dire che il contratto sociale di Hobbes sia un “pactum subjectionis“, un contratto mediante il quale l’uomo mette nelle mani del grande leviatano tutta la sua libertà, accettando di avere con la sua propria libertà un rapporto soltanto mediato dalla concessione del sovrano. Questo totalitarismo dell’istituzione politica nell’ottica di Hobbes, il cui pensiero sanziona teoricamente il totalitarismo politico, la condizioen unica di efficienza per cui lo stato produca ciò che ad esso viene richiesto, è che lo stato sia sovrano, dove sovrano vuol dire “legibus solutus“, sciolto da ogni istanza, dal debito nei confronti di ogni istanza ad esso stato sovra ordinato.

Qui c’è un equivoco fonte di fraintendimenti: l’espressione società civile in Italia ad esempio, è espressione intesa in senso marxista e prima hegeliana = società civile contrapposta a società politica, ma la burgerlichtegesenschaft di Hegel è lo stato naturale di Hobbes. Che cos’è la società civile nell’espressione hegeliana ma poi marxiana e poi gramsciana?

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La società impolitica

La società civile nell’espressione hegeliana è il sistema di rapporti sociali che si stabiliscono a procedere dal perseguimento dei propri interessi privati da parte di ciascuno, la società civile come sistema dei bisogni, con buona approssimazione è la società civile come sistema economico, perché l’economia non è solo il mercato, l’economia è un sistema di rapporti sociali, un sistema di rapporti generato da comportamenti individuali che non mirano al bene comune, ma che mirano al bene personale di ciascuno. L’uomo perseguendo i propri interessi fa anche altro oltre i propri interessi, fa anche una forma di società, questa è la società civile.

è vero che nell’esperienza contemporanea la società civile è praticamente realizzata, ed è anche riflessamente rappresentata come società impolitica, come società di borghesi, di individui. Magari poi sarà affermato un debito dell’istituzione politica, dello Stato nei confronti della società civile, ma questo debito permane un debito dello Stato nei confronti dei singoli, magari di tutti i singoli, ma non un debito dello Stato nei confronti della qualità politica della vita comune.

Lo Stato sociale, lo Stato che si prende carico, che riconosce una propria responsabilità in rapporto ai diritti sociali, o più francamente ai bisogni dell’uomo, lo Stato sociale non si occupa della società ma dei borghesi, si occupa dei cittadini che hanno bisogno di pane, lavoro, scuole, non si occupa della scuola come sistema politico, della scuola, dell’istruzione come sistema sociale che realizza un profilo propriamente politico, no, la scuola è un servizio nei confronti dei singoli. Questa rappresentazione è obiettivamente distorta, d’altra parte questa rappresentazione è attivamente alimentata dalle forme pratiche concrete di realizzazione dei rapporti in questione, ma è forma anche attivamente alimentata dalle forme del sapere riflesso. Cioè la politica contratta alla figura della istituzione politica, del potere legittimo, è intesa come servizio nei confronti di una società rappresentata come società impolitica, società borghese o società civile, società di cittadini privati, sistema dei bisogni, sistema dei rapporti tra individui che per soddisfare il rispettivo bisogno dipendono gli uni nei confronti degli altri.

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Qui abbiamo il profilo puramente funzionale, strumentale e utilitaristico del fenomeno sociale. é del tutto assente il profilo simbolico. Di fatto l’uomo perviene alla coscienza di ciò che è necessario perché buono alla propria vita, e alla vita buona, solo in virtù di evidenze che solo il rapporto interumano dischiude, evidenze che per loro natura necessitano delle forme sociali del vivere per articolarsi. è la vita sociale che provvede alla coscienza le prime immagini del bonum honestum. Quindi il fenomeno sociale è prima di tutto scambio simbolico che incrocia le forme del vivere sociale e la norma morale riconosciuta dalla coscienza personale.

Il modello teorico elaborato da Hobbes pur rifiutato per motivi etici, di principio, dalla generalità della filosofia politica moderna, questo modello teorico mantiene fino ad oggi una certa efficacia euristica, una certa attitudine a descrivere le forme nelle quali si realizzano i rapporti tra i singoli e la istituzione politica. “Mi conviene pagare le tasse per il sistema sanitario nazionale, o mi conviene fare tutto in proprio? è veramente un servizio quello nazionale oppure no? Oggi si dice: “forse potrei rinunciare e pagherei di meno“. Questa è l’espressione tipica della riduzione – nel caso della spesa sanitaria – a eventuale servizio dello Stato nei confronti del singolo, non momento della realizzazione del destino politico dell’uomo in riferimento a questo momento del vivere imprescindibile che è la malattia, no, la malattia è una questione privata, vediamo se possiamo avere qualche sussidio dalla Istituzione. Che la questione della malattia sia un problema politico, è per un verso un’ovvietà e dall’altra è assolutamente al di fuori del bene e del male; la malattia come problema politico cosa vuole dire? Cioè come esperienza che mette in questione il rapporto politico fra gli uomini. [Segue…]

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