Insieme alla democrazia, gli ultimi due secoli sembrano consegnarci un ulteriore principio di legittimazione del potere, di matrice aristocratica, oggi fondato sulla competenza. Nella tradizionale politica democratica il potere ha il suo fondamento nell’autorità del governo e nel sostegno dell’opinione pubblica. Secondo Bell, nella società post-industriale la politica ha le sue radici nel metodo scientifico “. Lorenzo Castellani in L’ingranaggio del potere, ed. Liberilibri ,2020

Il rapporto politico

[Leggi la prima parte, la seconda parte e la terza parte] Il rapporto politico deve realizzare la qualità del rapporto etico. Ma cosa vuol dire propriamente rapporto politico? Rimane da definire e tuttavia il rapporto politico, l‘affermazione di un rapporto di qualità politica tra gli umani fa di per sé riferimento ad una ragione di connessione, di alleanza dell’uomo con l’altro uomo, irriducibile alla forma dello scambio mercantile, irriducibile alla forma del dibattito, dell’argomentazione o del dialogo teorico.

La forma politica fa riferimento ad una identità come quella della città entro la quale soltanto sarebbe possibile all’uomo la sua propria vita buona, la vita degna. Il politico scompare lasciando libero il campo per la giustapposizione estrinseca (che viene da fuori del politico) di questi due registri di scambio interumano: lo scambio mercantile e lo scambio intellettuale, dialogico. Proprio perché rimane questa forma di scambio dialogico, rimane uno spazio nelle forme dello scambio politico moderno, si produce la necessità del riferimento ideale, del riferimento etico. Il riferimento etico è declinato nei termini dell’appello ai valori.

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Come si fa una legge nuova sulla famiglia?

In sintesi:

  • La politica viene risolta nello Stato al quale soltanto è affidato il compito di realizzare l’unità del tutto sociale.
  • Il monopolio politico dello Stato è da intendere come necessità di creare il consenso, e cioè per riferimento al conflitto a livello di rapporti sociali; lo Stato è funzionale al consenso, al di sopra delle parti dirime il conflitto, ma da dove viene lo Stato? La sua legittimazione? è convenzionale?

La ipertrofia della produzione legislativa corrisponde ad un progressivo logoramento, o ad una fondamentale rimozione della preoccupazione della corrispondenza delle leggi ai principi generali dell’ordinamento. La legge parlamentare, ordinaria, che cos‘è? La regolazione tecnica di un conflitto di interessi o l’applicazione della misura del giusto ad una situazione di conflitto nuova emergente?

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Certo, è facile un consenso su questa affermazione, la legge dovrebbe essere la determinazione del giusto per riferimento ad una situazione nuova. Ma la determinazione del giusto in nome di che e di chi? Come si fa una legge nuova sulla famiglia? Si applicano i principi del giusto già noti in riferimento alla famiglia alla situazione nuova oppure no? Oppure si prende atto di quali sono i conflitti di fatto emergenti nella nuova famiglia e si cerca per essi una regolazione sulla quale sia possibile trovare il consenso del Paese? Oggi si procede nel secondo senso. Ma è caratteristica questa dinamica del regime parlamentare del secondo ‘900. La Legge diventa sempre di più legge provvedimento, legge mediante la quale si regola un conflitto di interessi in forma tale da raggiungere l’obiettivo del consenso sociale e non si applicano i principi dell’ordinamento.

Viviamo in un’età nella quale l’identità vera del rapporto politico tra gli uomini è fortemente compromessa a livello di rappresentazioni pubbliche. La istituzione pubblica intorno alla quale è tendenzialmente contratto il tutto della considerazione politica, è istituzione che non dà figura, non dà rappresentazione. La forma dello Stato moderno non rappresenta la città, non rappresenta nel senso di ripresentare e dare figura, dando figura rendere presente, che per altro è la realizzazione effettiva, ma semplicemente rappresenta nel senso commerciale del termine gli interessi dichiarati.

Non possiamo dire: discipliniamo i rapporti familiari per riferimento a valori conosciuti per sempre. In realtà non ci sono i valori da applicare alla famiglia, il rapporto familiare è un rapporto che l’uomo di fatto apprezza come rapporto di valore, rapporto che vale di per sé, che ha una sua evidenza propria e non artificiale. Ma allora non si devono applicare i valori alla famiglia, ma si deve dare figura, rappresentazione a questa figura di rapporto valido che è il rapporto familiare, dare rappresentazione sufficientemente univoca e che scaturisce dalle forme effettive del vivere e che possa essere giudicato anche il caso del conflitto. Come si fa oggi a dire che cos’è la famiglia buona? Gli Italiani non si metterebbero mai d’accordo, e allora rimuoviamo la famiglia senza entrare nella questione, o annacquandola in mille definizioni differenti. è questa la neutralizzazione del conflitto. [Segue…]

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