Tra le polemiche più superficiali che si sentono in giro in queste settimane – soprattutto dalle parti di chi in cinque anni non si è mai fatto vedere e parla di un “paese abbandonato” (li avete visti voi portare la spesa solidale alle persone anziane durante il lockdown? O organizzare il grest sportivo? Oppure promuovere la sala studio autogestita dai giovani? e potrei proseguire) – usando argomenti semplicistici, c’è la convinzione per cui gli amministratori (sindaco ed assessori) sarebbero pagati profumatamente, ma non fanno nulla. Stanno davvero così le cose? Sai quanto prende un sindaco, con tutte le responsabilità civili e penali a cui va incontro anche molto tempo dopo aver esercitato la sua funzione per il bene di tutti? Stando ad una circolare di Anci Veneto, l’associazione dei comuni del Veneto, l’indennità di funzione per un sindaco come quello di Povegliano Veronese è di poco più di 2.500,00 €/mese lordi. (Netti dovrebbero essere € 1.952,21.

Prende tanto o poco rapportato al rischio?

Proviamo a pensarci un attimo, e lo facciamo con un esempio citato nell’editoriale del direttore di Tempi di giugno 2021: “Simone Uggetti, Partito Democratico, ex sindaco di Lodi, recentemente assolto dopo cinque anni di processo. Uggetti si dimise nel 2016 dalla carica di primo cittadino in seguito a una violenta campagna di stampa, animata da grillini e leghisti (così gli amici di sinistra possono capire che il giustizialismo e il neogiacobinismo è un virus trasversale) e nel silenzio imbarazzato dei suoi compagni di partito. Era stato arrestato per turbativa d’asta in relazione al bando di due piscine comunali. Tutto falso“.

I più anziani possono ricordare il 30 aprile del 1993, una delle sere in cui il giustizialismo politico toccò i suoi vertici. Ma i più giovani possono leggere le parole del sindaco di Crema, sempre in quota PD, la quale ha ricevuto un avviso di garanzia perché un bambino dell’asilo del medesimo comune si è schiacciato due dita in una porta. Lei stessa, sul Il Foglio ha evidenziato un paradosso: “Laddove io dessi indicazioni operative al mio comandante della polizia locale o al mio dirigente dell’ufficio tecnico rischierei di essere accusata di abuso d’ufficio, perché sono ambiti di loro competenza. Quando non intervengo, però, le responsabilità di ordine tecnico vengono comunque attribuite a me”. Seguono gli avvisi di garanzia, presentati dai P.M. come “atti dovuti” e spesso scambiati dall’opinione pubblica per condanne anticipate.

Sempre il sindaco di Crema (o la sindaca se preferite), sottolineava come “esiste una netta distinzione tra gli atti di tipo gestionale, in capo ai dirigenti o ai responsabili di servizio, e gli atti di indirizzo politico-amministrativo, che sono appannaggio degli organi politici, come il sindaco, la giunta e il consiglio. Sempre più spesso, però, le responsabilità di atti gestionali vengono allocate ai sindaci“. E queste responsabilità vengono addossate anche da cittadini che non conoscono gli ingranaggi della mostruosa macchina burocratica, in cui i funzionari sono sempre tutelati, non rendono quasi mai conto a nessuno se lavorano bene o male, se sbrigano le pratiche velocemente o fanno ostruzionismo, e il dito si va sempre a puntare sul sindaco che “non ha fatto nulla“, o come si dice dalle mie parti “ha abbandonato il paese al degrado”. Di tutti quelli che hanno detto questa frase a me, nessuno è mai stato dal Sindaco a chiedergli come stanno davvero le cose, e nessuno ha mai trascorso una settimana al suo fianco per vedere cosa significa essere reperibili 24/7.

«Il sindaco occupa una “posizione di garanzia” generale. E se in città accade un qualsiasi evento funesto, nell’accertamento delle eventuali responsabilità si comincia comunque da lui».

Carlo Nordio, su il Messaggero

Chiedere dalle parti di Chiara Appendino (Torino) o di Marta Vincenzi (Genova) cosa significa quando si viene condannati per situazioni gravi avvenute ad un evento di piazza, o per un’alluvione. Chiedere ai tantissimi sindaci e amministratori locali che sono ormai soffocati nella morsa di una cultura giudiziaria la quale crede che:

«Non esistono politici innocenti ma colpevoli su cui non sono state raccolte le prove»

Piercamillo Davigo, magistrato di Manipulite

Anche l’amico e sen. Gaetano Quagliariello, trattando della riforma sulla Giustizia, ha commentato la situazione in cui si trovano tutti sindaci italiani: “Dopo aver pagato a caro prezzo il sacro fuoco dell’impegno civico, subentra a volte – per sfinimento – la fase della “amministrazione difensiva” di cui a fare le spese è la comunità cittadina che si trova a perdere tante opportunità. Fino a giungere allo stadio finale della rassegnazione, della quale in queste settimane si è avuto prova con le difficoltà di tutti gli schieramenti a trovare persone qualificate disponibili a cimentarsi con una candidatura a sindaco. Perché al cuor non si comanda, ma se lo scotto da pagare sono procedimenti giudiziari inconsistenti ma lunghi e penosi, sospensioni dalla carica per condanne non definitive e di entità risibile, avvisi di garanzia come corollario per ogni firma apposta, anche il più appassionato qualche domanda se la pone“. In una chiacchierata con un altro amico, già Ministro della Repubblica nel governo Berlusconi, questi mi disse: “Diego, ci vuole fegato oggi a fare gli amministratori comunali!“. Ma ricordiamoci bene questo principio: laddove uno lascia il vuoto, sarà qualcun altro a riempirlo. Un esempio su larga scala di questa affermazione la stiamo vedendo, ahinoi, in Afghanistan. E tu saresti disposto a rischiare del tuo fino alla galera, fare enormi sacrifici sul lavoro, rinunciare alla famiglia e ai figli per 2.500€ lordi al mese? Ridotti a poco più di 1100€ se fai l’assessore?

Tra l’altro, le indennità di funzione di sindaco e assessori di Povegliano Veronese sono state ridotte del 20% già dal 2017. Quindi, al netto, il sindaco ha percepito circa 1.500,00€ netti mentre gli assessori intorno ai 700,00€ al mese. Il risparmio complessivo in cinque anni dovrebbe aver fruttato circa 75.000€.

“Il medico non gli ha ordinato di fare il sindaco o l’assessore”

Qualcuno, non contento di queste affermazioni, mi ha risposto: “non gliel’ha mica ordinato il medico di fare il sindaco o l’assessore!” Vero! Ma gliel’ha ordinata la coscienza che chiama alcuni ad un impegno nobile, un sacrificio che va ben oltre la gloria presunta o reale che si ottiene da una carica come quella di Sindaco o di assessore dell’organo istituzionale più importante della propria comunità. C’è un valore che va oltre l’onorabilità stessa della carica, e di sicuro di questi tempi non è il valore economico né il prestigio sociale. Altrimenti non ci troveremmo a parlare delle enormi difficoltà che ogni schieramento politico di ogni realtà comunale si trova ad affrontare: la carenza di cittadini disponibili a candidarsi.

Il problema sta nella crisi della rappresentanza, che è crisi di senso di appartenenza e – al fondo della questione – è crisi di senso poiché nel relativismo ed individualismo l’Amor Dei e ciò che ne deriva per la città, cede campo all’ Amor Sui e alle sue conseguenze. Per cui ci troviamo ad avere il click facile sulle lamentazioni, ma fatichiamo a trovare tempo per dedicarsi davvero alla comunità.

Trovare candidati sindaci di spessore diventa ogni anno più faticoso anche nelle grandi città. I partiti lo sentono il segnale d’allarme?

Lorenzo Castellani, politologo della LUISS

Se lo chiede Castellani, sempre su Tempi nel numero mensile di Agosto. «I politici di professione sono scarichi di autorità e di idee, la società civile è diffidente, i giovani girano al largo dalla politica». afferma; come siamo arrivati a questo punto? si chiede, e chiosa descrivendo «come una legislazione sovrabbondante che carica oltremodo di responsabilità penali gli amministratori locali. Il quadro appare ancora peggiore se si considera il triplice rapporto tra responsabilità-impegno-remunerazione. Guardando questi parametri sono pochi i coraggiosi a voler accettare di fare il sindaco di una grande città» .

Tra i coraggiosi di Povegliano Veronese annovero il sindaco uscente, e gli attuali candidati a sindaco Guadagnini (che appoggio per la storia e l’esperienza che ha) e Tedeschi (la quale è bene faccia prima un po’ di gavetta in consiglio comunale). Il problema però rimane ed è grave: oggi i comuni sono soggetti a pesanti vincoli esterni, e programmare interventi pubblici – piccoli o grandi che siano – non è per nulla facile. Per questo sono tra coloro che ripudiano fortemente l’accusa secondo cui il nostro comune è abbandonato. Se lo è, non è per colpa diretta di Sindaco, Giunta e Consiglio (opposizione compresa), ma di un sistema che si è incagliato come la Evergiven nel canale di Suez.

Perciò contrasterò sempre con forza l’accusa generalizzata di immobilismo e abbandono di cui sarebbe vittima questo paese (sebbene io non sia dell’amministrazione uscente) e ricordo a me stesso che si esce da oltre un anno in cui tutto l’ordinario si è dovuto concentrare sull’emergenza; come sosterrò sempre l’opportunità che vedo di cambiare passo nella continuità di un progetto avviato cinque anni fa e a cui tutto il centrodestra locale crede.

Chiudo con un allargamento di prospettiva del problema. E cioè che se quanto sopra riportato è vero per gli amministratori politici locali, non lo è da meno per coloro che – con altrettanto coraggio – si assumono responsabilità all’interno dei CdA delle Associazioni, come ProLoco e Circolo NOI (per citare le principali). Chiedere per credere: scrivete al presidente della ProLoco e fatevi raccontare cosa si rischia a montare un semplicissimo palco in occasione del Carnevale; o chiedete al presidente del Circolo NOI le grane che si devono affrontare per organizzare un a semplicissima rassegna cinematografica. Oppure scrivete a me per farvi raccontare cosa significa essere responsabili di un Grest con 180 ragazzi minori.