Ti faccio i miei migliori auguri di Natale con il racconto di tre episodi, tra i molti, che ho vissuto in questo anno

Episodio 1 – Dire grazie anche quando si perde

È il tardo pomeriggio del 4 ottobre: elezioni comunali. Fuori e dentro ai seggi elettorali la tensione è palpabile. Il silenzio domina, interrotto solo dal bisbiglio dei candidati e dai loro passi nervosi tra una sezione e l’altra mentre gli scrutatori alternano solo due nomi: Tedeschi e Guadagnini. Le pile di schede dettano il metro visuale di chi sta vincendo e chi no. Alla fine, l’esito si fa sempre più chiaro e tra i vincitori ed i vinti, oltre a spartirsi i voti degli elettori, si dividono anche le emozioni: ai vincitori la gioia; la tristezza agli sconfitti. Tra i perdenti ci sono anche io che, oltre alla sconfitta di lista, vedo rimandare il sogno che rincorro da quindici anni di entrare in consiglio comunale. Ma non c’è né delusione né scoramento, ma tanta tanta gratitudine perché fuori dal seggio sono capitati sette ragazzi che hanno votato per la prima volta, e sono venuti per farmi compagnia. Insieme a loro due miei cari amici di Vivere Salendo, Stefano e Riccardo. Alla fine, ci siamo bevuti una tutti insieme, ed ho pure festeggiato per il risultato personale (141 preferenze, 4° di lista, 9° su 24 candidati). L’episodio mi ha ricordato che si può dire grazie anche quando si perde, o i piani non vanno secondo previsione.

Episodio 2 – Fermarsi un attimo per guadagnare un sorriso

È il mezzogiorno di un novembre soleggiato. Sto andando alla cassetta della posta perché in lontananza ho sentito arrivare il motorino della porta lettere. La aspetto, e mentre mi consegna la posta le faccio presente di alcuni disservizi. Mi spiega che non è sempre lei a passare e i nuovi che non conoscono la zona sono presi dalla fretta. Allora le chiedo com’è il suo lavoro, e mi accenna la fatica di dover stare sempre sul cronometro, non avere mai tempo per fermarsi. Il suo volto ha preso luce solo per averla attesa, scambiato un minuto di dialogo, e averle augurato una buona giornata.

Oggi siamo schiavi del tempo. Tutto il sistema è strutturato nel portarci via tempo. Gli algoritmi dei social sono studiati per mantenerci sulla piattaforma, il loro prezzo è il nostro tempo. Al lavoro l’urgenza è l’ordinario, come nel governo l’emergenza è la prassi. Tutti siamo ormai abituati all’ordino oggi e arriva domani. “Non c’è più tempo” lo dicono tutti i potenti della terra mentre nascituri, poveri, malati e sofferenti vengono sacrificati all’altare delle nuove divinità “tecno-eco-sostenibili”. Quante persone ho incontrato con un curriculum importante ma vengono scartate perché considerate troppo anziane, il loro tempo è scaduto. Non c’è più tempo.

E allora vale la pena fermarsi, donare un po’ del proprio tempo al mondo reale strappandolo al virtuale, spendere anche solo una parola e dimostrare interesse per ciò che l’altro fa senza la pretesa che sia sempre perfetto, puntuale, efficiente come vorrebbe il sistema industrial-socialista odierno. L’episodio mi ha ricordato che fermarsi un attimo e prestare attenzione al prossimo ci fa guadagnare un sorriso.

Episodio 3 – Dio si manifesta nelle piccole cose

Anagni, una mattina piovosa di fine novembre. Partecipo alla s. Messa presieduta dal vescovo che in omelia dice che “Dio si manifesta nelle piccole cose”. Esco di chiesa, piove parecchio. Una coppia non ha l’ombrello, gli offro il mio. Mi incammino verso il bar sotto l’acqua, e mentre una parte di me mi dà del mona, dopo 400mt arrivo nel locale. Ordino il caffè, nel frattempo entra un’altra coppia. Chiedo di dove sono, scambio due parole e mi ritrovo il caffè pagato. Ho donato un ombrello pochi minuti dopo ho ricevuto un caffè, come a provare che è vero: “Dio si manifesta nelle piccole cose”, basta farsi piccoli ogni tanto per poterlo notare.

Chiamalo, se vuoi, il cerchio del bene. Se non credi che il Bene sia circolare, e che fare del bene produca a sua volta bene, prova! Può darsi che non ti capiti nell’immediato, ma ti assicuro che ciò che doni senza secondi fini, lo riceverai in sovrabbondanza. Buon Natale