Su commissione di uno studio con cui sto avviando una collaborazione finalizzata allo sviluppo di relazioni, ho visto la registrazione di un webinar organizzato dal network Partner 24 Ore dal titolo: “come migliorare la propria capacità di fare networking“. Relatore Gianfranco Minutolo. L’ho rivisto tre volte tanto mi ha colpito e l’ho trovato utile. Minutolo ha una lunga carriera di sviluppo di networking e dal 2010 al 2017 è stato dirigente responsabile della Direzione Relazioni con gli Alumni Bocconi, contribuendo allo sviluppo della community della prestigiosa università milanese abitata da oltre centomila ex studenti (qui il suo sito)

Dalla visione del video sono poi passato alla lettura del suo libro: I robot non sanno fare networking (per adesso)“, stimolato anche da una precedente e piacevolissima telefonata proprio con l’autore. Come nota sempre mia moglie quando vede che per qualche giorno mi estraneo dalla realtà ed entro in una specie di dimensione parallela, la lettura delle 196 pagine mi ha letteralmente rapito. Perché? Penso che sia per la mia naturale attitudine a generare legami e sviluppare relazioni, e quindi per averlo sentito rappresentativo di una delle mie principali skills, ma soprattutto perché ho compreso di aver capito ancora poco in fatto di networking professionale.

Che cosa ho imparato da questo libro?

Il libro è stato un percorso intensivo di sviluppo delle relazioni interpersonali o, come esprime meglio un suo amico nelle ultime pagine, di sviluppo di “Persons Relations“, ovvero relazioni tra persone. L’essenza della nostra umanità sono le relazioni, e l’autore offre la sua pluridecennale esperienza a chiunque voglia far fruttificare i contatti che ha sviluppato negli anni. Siano essi professionali che di altra caratteristica. Minutolo distingue quattro tipologie di gruppi di persone in base alle loro capacità relazionali: i Taker, i Matcher, i Giver e gli Otherish. Queste tipologie si distinguono per la logica con cui si instaura una relazione. Per semplificare, può oscillare tra l’essere utilitaristica o sincera e totalmente disinteressata rispetto all’ottenimento di un qualsiasi vantaggio personale.

Il libro mi ha insegnato una cosa: ho ancora molto da imparare nel saper gestire le relazioni, soprattutto nel suo aspetto professionale. Nei miei confronti, l’autore ha certamente raggiunto il suo scopo quando parla di “imparare ad imparare“; e io voglio imparare ad essere un contadino delle relazioni.

«Bisogna essere generosi nella semina»

L’autore usa di continuo la metafora del coltivatore e della semina di rapporti rilevanti nel terreno relazionale che ciascuno possiede fin dalla nascita e che durante la vita è chiamato a coltivare. Ed una coltivazione metodica è lo sviluppo del proprio networking. Il networker deve possedere il rigoroso atteggiamento del buon contadino che:

  • ha in mente il frutto del suo impegno ma non lo pretende;
  • pianifica ogni azione per arrivare al raccolto;
  • si alza ogni giorno molto presto, quando la maggior parte delle persone ancora dorme;
  • esce di casa con qualsiasi condizione meteorologica;
  • cura, coltiva, innaffia con costanza e passione il proprio terreno
In questa wordcloud riporto alcune delle parole chiave del libro

In Compagnia delle Opere la chiamiamo “amicizia operativa“, espressione bellissima che diede don Giussani e che nel vocabolario odierno può essere aggiunta ad una delle definizioni di networking secondo lo stile di Minutolo. Entrambi i termini si possono prestare al pregiudizio secondo cui ci sarebbe qualcosa di losco nel fondare la propria attività nell’amicizia operativa, o nel networking. Ma l’autore spiega bene come questo pregiudizio sia dovuto ad una mancata definizione italiana, invece “il networking si fonda sull’arte della donazione, sul piacere di aiutare gli altri“. Molto significativi sono gli esempi che riporta dei campus americani. Mi viene in mente un bellissimo libro a me caro, rivolto agli imprenditori cristiani e scritto da Fratello Vittorino Faccia (1964 – 1997): “Dare è avere. L’economia a servizio dell’uomo” (qui lo puoi leggere online). Fratel Vittorino dal Paradiso ci darebbe la sua definizione di networking e direbbe che «i talenti devono essere trafficati» e che «l’uomo che sa donare, regala a sè stesso una ricchezza infinita».

Intitola un quaderno «il mio networking» e rispondi alle domande

Il libro non si ferma alle descrizioni ma offre tecniche, atteggiamenti e sguardi utili da allenare durante le innumerevoli situazioni in cui ciascuno di noi si rapporta con gli altri, fino alla gestione di eventi ed organizzazioni. Minutolo apre con un invito che suggerisco di rispettare: l’autore, infatti, chiede di dare la propria definizione di networking così da instaurare una forma di dialogo con lui durante la lettura. Anche io ho dato delle risposte che, rilette al termine del libro, mi confermano quanto ho già espresso poco sopra: ho molto da imparare!

  • quale significato attribuisco al termine «networking»?
  • cosa intendo per «gestire le relazioni interpersonali con gli altri»?
  • cosa mi spinge a «partecipare agli eventi di networking»?
  • ritengo utile «fare network», o lo considero una perdita di tempo? Perché?

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