Per i comuni più piccoli l’estate è, normalmente, il tempo delle relazioni di comunità.
Oggi potremmo definire la sagra l’evento di networking paesano per eccellenza, in cui età e maestranze differenti cooperano insieme per la realizzazione di una festa nata allo scopo di stare insieme all’aria aperta, mangiare, ballare e divertirsi.
Per fare un paragone con il mondo aziendale, la sagra è il momento in cui tutti si riconoscono partecipi di una mission comune.

In queste occasioni si incontrano i vicini di casa che non si vedono mai, si vedono i bambini festanti alla pesca di beneficenza mentre i più anziani riempiono la balèra e ritornano ai più freschi anni di gioventù.
La sagra è il luogo in cui si respira un’aria di cui c’è un bisogno assoluto in questo tempo: stare bene insieme.

Nella parte seguente dell’articolo parlo di alcune sfide che riguardano l’organizzazione di manifestazioni come le sagre, e più in generale il volontariato.

Cena dei volontari prima della Festa dell’Assunta 2022
  1. Fede e cultura popolari
  2. La questione concorrenza
  3. L’importanza della sicurezza
  4. Alla ricerca di un equilibrio tra norme e valenza sociale
  5. Per approfondire
  6. Segui il mio blog

Fede e cultura popolari

Ogni “antica sagra” ha un’origine religiosa, ma composta da una religiosità incarnata che ha sempre unito il sacro con ciò che non lo è, sintetizzando ciò che è l’essere umano: corpo e spirito, sguardo proiettato all’eterno ma profondamente immerso nel bisogno quotidiano. E ciò era particolarmente vero per chi ha vissuto nelle epoche in cui l’uomo aveva un dominio molto limitato sulla natura. L’Italia è il Paese delle sagre, si trovano sagre dedicate ai prodotti locali e sagre dedicate ai santi patroni, ma spesso si festeggiano sia il santo patrono che il prodotto tipico locale.

Coldiretti, nel 2020, stimava che le manifestazioni come sagre, fiere e mercati di paese in Italia valevano circa 900milioni di € e occupavano circa 34mila operatori ambulanti nell’alimentare, ma la cosa interessante è che ben il 92% delle produzioni tipiche nazionali nascono proprio nei piccoli borghi italiani con meno di cinquemila abitanti. (fonte: Agi). 8 sagre su 10, secondo Fipe, si svolgono tra giugno e settembre, a dimostrare proprio che è l’estate il tempo delle relazioni di comunità, in particolare nei paesi più piccoli (fonte: winenews)

La questione concorrenza

Con gli anni anche le sagre si sono via via affrancate da una dimensione principalmente religiosa e sociale, ed hanno ceduto il passo alla tentazione commerciale, in alcune situazioni si è impropriamente scivolati in feste puramente commerciali che hanno creato impatti negativi all’economia del territorio più di quanti ne abbia prodotti di positivi. È una questione che si trascina da decenni, e non sono mancati i tentativi di normarle per evitare una sgradevole concorrenza sleale soprattutto a danno di ristoranti, trattorie, agriturismi. A fine febbraio 2022 Confcommercio Venezia ha inviato una lettera ai sindaci della Città metropolitana di Venezia chiedendo lo stop alle autorizzazioni agli eventi promossi da privati su suolo pubblico, che prevedono la somministrazione di cibo e bevande “senza avere alcun legame né con il contesto della città, né con il calendario di iniziative, storia e tradizione dei luoghi che le ospitano” (fonte: Confcommercio Venezia).

L’importanza della sicurezza

L’esempio citato è soltanto uno dei tanti, e non riguarda solamente il tema “concorrenza”, ma anche quello della sicurezza. Ricordando di quando ero vice presidente della ProLoco di Isola Rizza e coordinatore del gruppo giovani, mi sono venute in mente le discussioni che si facevano già allora (sono trascorsi dieci anni) per cui le sagre dovevano iniziare a mettersi in regola in materia di sicurezza ed igiene, avviando i primi corsi formativi obbligatori (come il cosiddetto patentino alimentare). Nel 2013, infatti, la Confcommercio di Verona inviava una lettera al Prefetto di allora chiedendo maggiori controlli sul rispetto della normativa vigente in materia di sicurezza, anche in seguito a diversi incidenti – soprattutto inerenti allo scoppio di bombole di gas – con feriti e morti occorsi in varie parti d’Italia. In materia di sicurezza riguardo le pubbliche manifestazioni come le sagre si è fatta molta strada, ma ne rimane ancora molta da percorrere.

Alla ricerca di un equilibrio tra norme e valenza sociale

Tuttavia l’altra faccia della medaglia è la crescente mancanza di volontari, sempre più trasformati in professionisti che lavorano gratis e che, a causa di crescenti responsabilità civili e penali e maggiori oneri burocratici spesso portano a sbilanciare il conto più sui rischi che sulle opportunità. Così vengono sempre meno i volontari e si svuotano le associazioni di riferimento e, di conseguenza, le manifestazioni stesse. È una questione che i decisori pubblici, come sindaci ed assessori, non possono ignorare poiché devono trovare un equilibrio tra la garanzia (e l’evoluzione) della sicurezza ed il rispetto delle leggi con l’importanza, soprattutto sociale, che hanno eventi di questo tipo. Quali soluzioni si potrebbero adottare?

Il Terzo settore sta vivendo anni di grande trasformazione e l’introduzione del cosiddetto Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117 del 2017 e ss.mm.ii.) ha segnato un importante punto di svolta andando a codificare le tantissime forme di organizzazione che si danno liberamente i cittadini come sancito dalla nostra Costituzione (ex. Art.18). A livello locale, cioè comunale, molte associazioni hanno adeguato i propri statuti secondo le indicazioni della riforma, tuttavia molte realtà hanno dovuto arrangiarsi e in alcune situazioni il dialogo con l’Ente pubblico comunale si è limitato solamente al capitolo “adeguamento statutario”. Le associazioni tuttavia hanno necessità di adeguare le proprie competenze di fronte ad un mutato contesto sia normativo che sociale e che spesso le espongono a rischi organizzativi, oltre che economico-finanziari, importanti.

A mio avviso, sono tre le parole chiave per aiutare l’associazionismo locale, ed il volontariato, senza il quale i comuni si troverebbero ad affrontare costi insostenibili:

  1. Formazione manageriale:
    1. il volontariato è sempre più professionalizzato, e le associazioni sono sempre più una rete organizzata di volontari. Servono competenze amministrative, legali, di risk management, di sicurezza sul lavoro, digitali, di gestione di team, di comunicazione, ed in particolare serve una presa di coscienza che anche una semplice festa va pianificata, organizzata e rendicontata in modo professionale.
  2. Rete delle competenze:
    1. I volontari sono sempre di meno, e sono mediamente sempre più anziani. Pretendere che tutti sappiano fare tutto, e che tutte le associazioni abbiano tutte le competenze, è pura utopia. Un Comune dovrebbe favorire il coordinamento delle competenze per favorire le attività di tutte le associazioni. Un esempio: la squadra emergenze. Anziché demandare alle singole associazioni l’onere di formare volontari preposti alla gestione delle emergenze, è preferibile unire le forze e avere una squadra a disposizione per tutte le associazioni. E se non si trovano volontari, si possono unire le forze economiche e stipulare delle convenzioni con imprese professionali.
  3. Sussidiarietà
    1. Principio caduto in disuso ma che è cardinale per il volontariato. Le associazioni di volontariato generano impatti sociali per i quali un Ente pubblico non avrebbe la forza organizzativa ed economica per sostituirsi. Spesso anticipano i tempi ed intercettano per primi i bisogni reali della cittadinanza. L’Ente pubblico deve quindi svolgere la funzione di controllo, ma anche di promozione (e meno di indirizzo) delle attività di volontariato le quali – spesso – nascono da bisogni sociali impercettibili e non sempre individuabili a priori.

Papa Francesco il 28 giugno 2020 diceva che “Il volontariato è una delle cose più grandi che ha la società italiana”, concetto ribadito a fine maggio 2022 ricordando che in Italia ha trovato tre cose che non ha visto in nessun’altra parte: “una di queste è il forte volontariato del popolo italiano. La forte vocazione al volontariato è un tesoro culturale vostro: custoditelo bene”.

Le sagre paesane, svolte a regola d’arte, sono parte di questo tesoro culturale propriamente italiano ed è un tesoro che permette alle tantissime comunità locali di rigenerarsi ogni anno.

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