Oggi racconto un aneddoto e di come ho trasformato una sconfitta in una vittoria personale. Il 4 ottobre 2021 la lista per cui ero candidato a consigliere perdeva le elezioni comunali con una differenza di 222 voti. Il 53,05% dei 3741 votanti avevano scelto diversamente da ciò che speravo. Quel giorno dovevo essere demoralizzato come tutti gli altri 12 componenti della lista, e invece capitavano delle cose inaspettate che mi permettevano di guardare subito avanti con il sorriso.

  1. Un gruppo di giovani che mi attendeva
  2. Due fratelli nella fede: Stefano e Riccardo
  3. La famiglia: per i bambini è comunque una festa
  4. «Vivere, non vivacchiare!»

Con questo articolo voglio ricordare tutte le persone che mi hanno dato fiducia e dimostrato stima. Il messaggio che desidero offrire con questo articolo è che dipende sempre da che lato guardi un evento, ci sarà sicuramente un punto in cui puoi trovare motivo per sorridere. È da lì che si ricomincia.

Un gruppo di giovani che mi attendeva

Poco dopo l’inizio dello spoglio, quando la tensione per l’attesa lascia spazio all’ansia di capire chi ha vinto, i candidati si aggirano come ombre tra le sezioni. Non si può parlare, ma le parole trapelano attraverso sguardi, battiti di ciglia, mimiche con le braccia e la faccia, gesti con le mani senza che i concorrenti possano notare. È un groviglio di emozioni, di passi nervosi tra un’aula e l’altra. Si guardano le schede mentre gli scrutatori contano, e si cerca di capire se è più alta la pila di fogli a sinistra o a destra. Intanto il rappresentante di lista lancia mimiche, si asciuga la fronte, scrive.

Passano i minuti, le mezz’ore, ma basta poco più di un’ora per osservare che c’è chi inizia ad avere il volto segnato dai sorrisi, e chi invece lo solca di amarezza. È tutto un entrare ed uscire dai seggi, si comunica come in una sorta di alfabeto morse con chi è all’esterno la versione locale degli exit-poll: “stiamo vincendo, stiamo perdendo, siamo sotto lì, di là siamo davanti, è fatta, è persa!”

Ed arriva l’esito, molto prima dell’ufficialità è l’evidenza dei fatti che sancisce chi ha vinto e chi ha perso. è solo questione di formalità. Chi ha vinto la aspetta per scaramanzia. Chi ha perso inizia con le pacche sulle spalle di consolazione, con gli sguardi attoniti, l’incredulità, il silenzio, e pian piano si allontana dai seggi sostituiti in un movimento costante e sempre più evidente dall’arrivo dei sostenitori di chi è pronto per festeggiare.

Anche io, in quei momenti, ho visto rimandare il sogno che rincorro da quando ho sedici anni, e cioè di poter servire la comunità attraverso il luogo decisionale più nobile di un paese, quale è il consiglio comunale. Amarezza e incredulità sono state emozioni di quegli istanti, ma un fatto ha reso molto diverso quei momenti. Ormai certo della sconfitta, scendo i gradini della scuola e mi avvio verso il bar “dal checo” quando incontro un gruppetto di giovani, alla loro prima esperienza di voto, che mi attendono curiosi di sapere del risultato. Così, li invito a prendere una birra nel bar dall’altra parte della strada e la sola presenza di Alessandro, Marco, Tommaso, Samuele, Lorenzo, Davide, Pietro è bastata per considerare utile l’esperienza che si stava concludendo, pur nella sconfitta.

Due fratelli nella fede: Stefano e Riccardo

Mentre converso con i ragazzi, l’ufficio elettorale aggiorna i risultati e via via si delinea anche la proiezione del nuovo Consiglio comunale. Ho letteralmente esultato, e motivo di un altro brindisi, quando ho letto che avevo ottenuto ben 141 preferenze, piazzandomi 4° della mia lista. Ahimè, oltre all’esultanza ha comunque trovato spazio l’amarezza per essere risultato il primo dei non eletti. Quando si dice “non è ancora il tuo momento“. Anche qui, però, sono giunti dal basso veronese due fratelli nella fede, due amici con cui condivido la tensione ideale di vivere salendo, e sono venuti apposta per sostenermi e condividere nella compagnia un momento che tutti sapevano essere molto importante per me.

Nihil cognoscitur nisi per amicitiam

Nulla si conosce se non dentro un’amicizia – sant’Agostino

La famiglia: per i bambini è comunque una festa

Al termine di un lunghissimo pomeriggio è giunto il momento di tornare a casa. Ad attendermi i bambini che durante il lungo periodo di campagna elettorale li avevo portati con me in diverse occasioni per spiegare loro l’importanza della partecipazione popolare. Avevano capito che per il loro papà l’appuntamento delle elezioni è stato un evento speciale, e quando sono entrato li ho subito presi in braccio cantando e ballandoabbiamo perso, abbiamo perso“. Per quanto lo abbiano potuto comprendere per la loro età, ho voluto lasciare questo segno paradossale di festeggiamento nonostante la sconfitta, perché in fondo c’era da festeggiare la conclusione di un’esperienza vissuta intensamente, nella quale mi sono speso con contenuti e idee di qualità tanto da essere stato di ispirazione per gli avversari, anche se non sarà mai ammesso, su proposte come il fattore famiglia comunale, i servizi per gli anziani soli, le aree cani, il tavolo del lavoro, il coinvolgimento delle associazioni. Per quanto mi riguarda, la politica è una vocazione prima ancora che un’adesione ad un partito specifico.

Il campo politico è il campo di una carità più vasta

beato Alberto Marvelli

«Vivere, non vivacchiare!»

«Vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità, non è vivere, ma vivacchiare» con queste parole del beato Piergiorgio Frassati, compatrono dell’associazione Vivere Salendo attraverso la quale, da dieci anni con altri amici, sono impegnato nella formazione di una nuova classe politica con i piedi ben piantati a terra ma lo sguardo capace di vedere oltre il terreno, voglio ribadire un concetto importante: anche una sconfitta può essere motivo di gratitudine. Perciò, a distanza di un anno, ancora grazie!