L’anno che si potrebbe nominare quale “avvento della digitalizzazione globale” è il 2003 se si considera che è in quell’anno che viene fondata la società Android Inc per lo sviluppo del sistema operativo più diffuso su mobile e che ha trasformato i cellulari in una componente insostituibile della vita quotidiana di miliardi di esseri umani. Il primo dispositivo Android è stato commercializzato nell’ottobre 2008.

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In pochi anni si è passati da cellulari che iniziavano ad essere dei minipc, a strumenti in grado di eseguire transazioni finanziarie, inviare email, svolgere videocall, produrre, firmare ed inviare documenti, ecc. E a breve si arriverà ad avere una larga diffusione di quella che viene chiamata “realtà virtuale” o “realtà aumentata” con applicazioni di IA in tutti i campi.

Questo ha determinato un impatto enorme sul lavoro e sulla sua organizzazione, con sempre più persone impiegate davanti ad un videoterminale mobile, e comunque sempre connesse. La pandemia ha aumentato esponenzialmente l’utilizzo e la fruizione della tecnologia videoterminale, dentro e fuori il lavoro, aumentando così quello che oggi viene chiamato “technostress”. Inail, nel 2016 ha pubblicato un pamphlet intitolato “ICT e lavoro: nuove prospettive di analisi per la salute e la sicurezza sul lavoro”.

Già in quegli anni si parlava di “smart working” oggi diventata una prassi per moltissime aziende e tra le richieste principali svolte dai candidati per mansioni impiegatizie.

In passato le persone definivano la sicurezza del posto di lavoro in termini di stabilità, oggi i cambiamenti in atto, che incidono su imprese e lavoro, non sono solo di tipo economico, ambientale e geo-politico: stili di vita, preferenze, esigenze personali e professionali, in particolare dei cosiddetti Millennials, sono in rapida evoluzione.
ICT e lavoro: nuove prospettive di analisi per la salute e la sicurezza sul lavoro

Il lavoro in smart working ha aperto a tante opportunità, e chiaramente a nuove sfide per le imprese, in particolare in termini di gestione dei processi organizzativi, di privacy e di cybersecurity. Si pensi che nel 2016 gli utenti di internet erano circa 37,5 milioni, nel 2021 sono arrivate a circa 51 milioni, quasi 9 italiani su 10 (fonte: digital report 2022).

DEFINIZIONE

Viene definito per la prima volta da uno psicologo americano, Craig Brod, nel 1984 in cui affronta uno studio in cui mette a tema lo stress derivante dall’uso di tecnologie e il suo impatto psicologico. Si tratta di una malattia moderna causata dalla propria incapacità di far fronte o trattare le informazioni e le nuove tecnologie di comunicazione in modo sano. Viene definito anche come un disturbo da adattamento causato dalle continue novità informatiche. Spesso si dice che il mondo sta correndo più veloce di quanto un umano sia in grado di adattarsi. E questo crea situazioni di stress, ansie e paure.

Sindrome da stress causata dalla risposta che l’individuo mette in atto nel momento in cui si trova a dover gestire la forma di conoscenza più complessa e il flusso informativo offerti dalle nuove tecnologie (Regosa, 2016)

A livello lavorativo il tecnostress viene attribuito quindi ad una serie di fattori psicosociali tra cui sovraccarico di lavoro, conflitti interpersonali, ambiguità di ruolo, conflitto lavoro-famiglia, ansia, processi cognitivi, sovraccarico di ruoli, violazione della privacy.

In un momento storico caratterizzato dal passaggio generazionale di moltissime imprese e lavoratori, con l’arrivo della prima generazione nata nell’era del web e dei social, le aziende devono tenere in maggiore considerazione questo tipo di rischio che riguarda sia la parte relativa all’uso di videoterminali (e che quindi afferisce alle conseguenze sulla salute, in particolare muscolo-scheletrica), sia la parte psicologica (e che riguarda il benessere complessivo) dei lavoratori.

NUOVE COMPETENZE DELL’HRM

L’HR deve sviluppare competenze di e-leadership, ovvero quelle capacità digitali in grado di integrare al meglio le innovazioni tecnologiche con l’equilibrio dei lavoratori.

Per evitare i rischi legati al tecnostress è importante quindi:

  • garantire il supporto organizzativo e tecnico;
  • favorire la percezione della centralità della tecnologia come parte integrante e fondamentale dell’attività lavorativa;
  • scegliere i compiti adatti alle competenze e caratteristiche dei lavoratori tenendo in considerazione le differenze individuali.

PER APPROFONDIRE

Nota: questo articolo è parte della tesina che ho presentato durante la certificazione di competenze in HR Specialist. Puoi trovare l’intera tesina a questo link