Oltre il termometro: come sopravvivere al lavoro all’aperto
L’estate del 2024 è passata alla storia come la più calda mai registrata in Europa, segnando un drammatico +1,54°C sopra la media climatica 1991-2020. In Italia, la morsa del caldo è stata ancora più serrata, con un’anomalia delle temperature massime che ha toccato i +1,76°C. Per chi opera nei settori dell’edilizia, dell’agricoltura o della logistica esterna, questi numeri rappresentano la cronaca di una lotta quotidiana contro lo stress termico. Il 2025, come testimoniano i servizi giornalistici del mese di giugno e anche le mie rilevazioni sul campo con i lavoratori dicono che siamo nell’ennesima estate calda al punto che parlare di “emergenza caldo” appare ormai superfluo poiché è ampiamente prevedibile che ad ogni estate farà sempre molto caldo con gravi rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.
Siamo però realmente in grado di cogliere il confine invisibile tra un mal di testa da stanchezza e un’emergenza medica potenzialmente letale?
1. Nel 2024 più caldo, ma meno fatale?
Ho letto un report del Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, un resoconto ufficiale del Ministero della Salute relativo al monitoraggio delle ondate di calore e del loro impatto sulla popolazione italiana durante l’estate 2024
Nonostante le temperature estreme e un numero di giorni di allerta senza precedenti — con una media di 33 giorni di allarme (livello 2 e 3) nelle città del Centro Italia — l’impatto complessivo sulla mortalità è stato sorprendentemente contenuto, attestandosi su un +2% complessivo.
Questo dato appare paradossale se confrontato con l’estate del 2022, quando l’eccesso di mortalità raggiunse il +15%. La differenza non risiede nel clima, ma nell’efficacia dei protocolli di prevenzione: l’attivazione del “Codice Calore” nei pronto soccorso e le ordinanze regionali di divieto di lavoro nelle ore più critiche hanno agito da scudo. Tuttavia, l’analisi granulare rivela una realtà più cruda: se la mortalità generale è rimasta stabile, la popolazione più vulnerabile è stata duramente colpita, con un incremento di decessi dell’8-9% nella classe di età 85+. Il “successo” del sistema sanitario non deve quindi oscurare il rischio persistente per i più fragili.
“Il monitoraggio e la valutazione delle misure di prevenzione e degli interventi implementati, insieme alla stima degli impatti sulla salute, sono indispensabili per ottimizzare le risorse e migliorare l’adattamento della popolazione alle ondate di calore.” (Fonte: Piano operativo nazionale CCM 2025)
2. L’Indice di Thom: Perché 30°C non sono sempre 30°C
Sebbene il termometro sia il punto di partenza, esso da solo non basta a mappare il rischio reale. Per un esperto di sicurezza, una bussola è il Discomfort Index (DI) di Thom, uno strumento biometeorologico che sintetizza temperatura e umidità relativa. La fisica ci insegna che il corpo umano si raffredda evaporando sudore, ma se l’aria è troppo carica di vapore, questo processo si blocca, portando al surriscaldamento interno.
| Classe | Indice di Thom (DI) | Valutazione |
| A | < 21 | Benessere |
| B/C | 21 ≤ DI < 27 | Cautela |
| D | 27 ≤ DI < 29 | Disagio per la maggior parte della popolazione |
| E | 29 ≤ DI < 32 | Disagio per tutta la popolazione |
| F | ≥ 32 | Stato di emergenza sanitaria |
Esiste una soglia critica oltre la quale l’ambiente diventa letteralmente ostile alla sopravvivenza umana. Un esempio? Una giornata con 38°C e il 90% di umidità. In questo scenario, l’atmosfera trattiene circa 41.6 g/m³ di vapore acqueo, una quantità pericolosamente vicina al limite di saturazione (46.2 g/m³). In tali condizioni, la termoregolazione umana cessa di funzionare.
3. Colpo di sole vs. Colpo di calore: una distinzione vitale
Confondere queste due patologie è un errore che può costare caro. Per un addetto al primo soccorso, saperle distinguere è fondamentale per la tempestività dell’intervento.
- Colpo di sole (Insolazione): È un’irritazione localizzata delle meningi e del cervello causata dai raggi solari diretti su testa e nuca. La testa è calda e arrossata, ma il corpo non è necessariamente surriscaldato. I sintomi includono mal di testa pulsante, nausea e rigidità nucale.
- Colpo di calore: È un’emergenza sistemica gravissima. Il meccanismo di sudorazione fallisce, la pelle appare asciutta e la temperatura corporea sale rapidamente sopra i 40°C. È un pericolo di vita immediato che può portare a stato confusionale e perdita di coscienza.
Protocollo di Primo Soccorso:
- Allontanare la persona dal sole verso un luogo fresco e ombreggiato.
- Rinfrescare nuca e testa con panni umidi o impacchi freddi.
- Far bere acqua a piccoli sorsi o bevande isotoniche.
- Chiamare i servizi di emergenza (118 in Italia, 144 in Svizzera) se compaiono confusione mentale, vomito o febbre alta.
4. La regola dei 33°C: le indicazioni SUVA (Svizzera) utili anche per noi
Secondo le linee guida Suva, il “Livello di Pericolo Canicola 4” scatta quando si toccano i 33°C all’ombra. In questa fase, il cantiere non può più operare secondo i ritmi standard. Tuttavia, la soglia di allerta deve abbassarsi drasticamente in presenza di “condizioni eccezionali”: se l’umidità supera il 70% o se i lavoratori devono utilizzare Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) pesanti, come tute di protezione integrale o maschere FFP2/FFP3, le misure del Livello 4 devono essere applicate già a temperature inferiori.
Misure obbligatorie per la gestione del rischio estremo:
- Pause scientifiche: Almeno 15 minuti ogni ora in luoghi freschi.
- Idratazione forzata: Assunzione di 3-5 decilitri di liquidi 2-3 volte l’ora, senza attendere lo stimolo della sete.
- Riprogrammazione: Spostamento dei lavori pesanti (scavi intensi, carichi continui) alle prime ore del mattino.
- Sorveglianza reciproca: Monitoraggio costante tra colleghi, obbligatorio per chi opera in isolamento o con DPI che ostacolano la traspirazione.
5. La DGR del Veneto n.568/2026 e gli obblighi per le imprese
Recependo le “Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare” condivise nella seduta dell’11 giugno 2026 dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, la Regione Veneto ha emanato un provvedimento, in vigore dal 17 giugno al 31 agosto 2026, in cui dispone il divieto di svolgimento delle attività lavorative all’aperto dalle 12.30 alle 16 nei settori agricolo e florovivaistico, nei cantieri edili all’aperto e nelle cave, nelle giornate e nelle aree del territorio regionale in cui il sistema di previsione del rischio elaborato dal progetto Worklimate (INAIL-CNR) segnali un livello di rischio “alto” per i lavoratori esposti al sole e impegnati in attività fisica intensa.
Qui il link dell’Ordinanza: https://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=585181
Qui invece il link alle previsioni elaborate dalla piattaforma Worklimate 3.0: https://www.worklimate.it/scelta-mappa/sole-attivita-fisica-alta/
5. Obblighi di valutazione del rischio e misure di prevenzione
Poiché nel Titolo VIII del D.Lgs. 81/08 non esiste un capo specificamente dedicato a microclima o alla radiazione solare, si applicano le disposizioni generali contenute negli articoli 181 – 186, qui mi limito a richiamare il comma 1 dell’art.182:
1. Tenuto conto del progresso tecnico e della disponibilità di misure per controllare il rischio alla fonte, i rischi derivanti dall’esposizione agli agenti fisici sono eliminati alla fonte o ridotti al minimo. La riduzione dei rischi derivanti dall’esposizione agli agenti fisici si basa sui principi generali di prevenzione contenuti nel presente decreto.
Conclusione: un futuro più caldo richiede nuove regole
Le anomalie del 2024 e quelle che registriamo in queste settimane del 2026 non sono più eccezioni statistiche, ma la “nuova norma” dettata dai mutamenti climatici. Questo scenario impone un cambio di paradigma: la sicurezza sul lavoro deve evolversi e comprendere sempre di più anche le cosiddette emergenze climatiche.
Siamo pronti a ridisegnare orari di lavoro, logistica dei cantieri e architetture urbane per un mondo in cui il “rischio alto” per calore sarà la quotidianità delle nostre estati? La sopravvivenza dei lavoratori dipenderà dalla nostra capacità di trasformare i protocolli di sicurezza da semplici raccomandazioni in pilastri inderogabili dell’organizzazione industriale.
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Gestire la Salute e Sicurezza sul Lavoro (SSL) significa affrontare un insieme complesso di obblighi, decisioni e controlli.
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