La valutazione del microclima: indicazioni INAIL

L’assenza di uno specifico capo non fornisce, alla pari degli altri rischi come rumore, vibrazioni ecc., delle univoche indicazioni su come valutare tale rischio e in questi giorni di caldo afoso ho preso in mano la linea guida INAIL “La valutazione del microclima“, pubblicata nel 2018.
L’opuscolo si propone quale strumento di consultazione per gli operatori della sicurezza nei luoghi di lavoro fornendo le indicazioni necessarie per giungere a una corretta valutazione del rischio microclima. Mi sono concentrato sulla parte dedicata agli ambienti severi caldi.
Il Capitolo 4 – Ambienti vincolati caldi affronta il tema degli ambienti lavorativi in cui esistono vincoli ineludibili che causano uno squilibrio termico, ovvero dove l’organismo accumula più calore di quello che riesce a dissipare, impedendo così di raggiungere condizioni di comfort. Dal punto di vista normativo, questo rischio rientra tra gli agenti fisici disciplinati dal Titolo VIII (Capo I) del d.lgs. 81/2008, che tuttavia delega le metodologie di valutazione alle norme tecniche.
Ecco una descrizione precisa degli argomenti chiave trattati nel capitolo:
1. Il Metodo PHS (Predicted Heat Strain)
Per valutare lo stress termico da caldo, il capitolo raccomanda l’uso del metodo PHS (UNI EN ISO 7933) rispetto al più obsoleto metodo WBGT. I vantaggi del PHS includono una maggiore precisione quantitativa, una flessibilità superiore (anche per il vestiario) e la capacità di calcolare l’andamento nel tempo delle variabili fisiologiche in condizioni variabili. Il metodo si basa sull’equazione del bilancio termico del corpo umano e utilizza un algoritmo iterativo per calcolare, istante per istante, lo squilibrio energetico dell’individuo. Per applicarlo sono necessari 6 parametri:
- 4 parametri ambientali: temperatura dell’aria, temperatura media radiante, umidità dell’aria e velocità dell’aria.
- 2 parametri individuali: l’attività metabolica e l’isolamento termico del vestiario.
2. Descrittori di rischio e limiti di accettabilità
Il metodo PHS valuta lo “strain” termico (lo sforzo fisiologico) tramite due indicatori principali:
- La temperatura rettale, che non deve superare il limite massimo di 38°C.
- La quantità di liquido perduto, che non deve superare il 5% della massa corporea del lavoratore. Il tempo massimo di esposizione consentito è determinato dal primo di questi due limiti che viene raggiunto. Nel caso in cui il tempo massimo risulti inferiore a 30 minuti, la norma richiede una supervisione medica diretta per il lavoratore.
3. Pause e lavoro multifase
Se i limiti vengono raggiunti, l’esposizione deve essere interrotta inserendo una pausa per il recupero. Il capitolo sottolinea che per il calore non vale il “principio di uguale energia” (come avviene invece per il rumore): una sequenza frequente di esposizione e pause può non permettere un reale recupero della temperatura rettale, che richiede tempi lunghi. Il metodo PHS consente di simulare queste esposizioni “multifase” e dimensionare correttamente le pause.
4. Misurazione e stima dei parametri
- Parametri Fisici: A differenza degli ambienti moderati, in quelli vincolati le sonde vanno posizionate preferibilmente all’ombra e all’altezza dell’addome (1 m in piedi, 0,75 m seduti). Le misurazioni devono rappresentare la condizione di “massimo rischio ricorrente”: specialmente per lavori all’aperto, la misura deve avvenire in giornate in cui la temperatura massima è pari o superiore alla media delle temperature massime del mese più caldo.
- Parametri Soggettivi: Un’accurata stima del metabolismo e dell’abbigliamento è vitale. Valori errati portano a forti scostamenti nel calcolo dei tempi massimi di esposizione. Il metabolismo si ricava con precisione tramite le tabelle ISO o il battito cardiaco, mentre per l’isolamento termico si ricorre ad apposite tabelle normative (UNI EN ISO 9920).
5. Controllo del microclima e prevenzione
Qualora il rischio sia inaccettabile, il documento indica specifiche misure per la mitigazione e il controllo:
- Misure tecniche: Interporre schermi radianti (riflettenti) per bloccare le radiazioni da superfici calde, estrarre l’aria calda in prossimità delle fonti per abbattere la temperatura, e installare cabine climatizzate isolate dove i lavoratori possano operare o trascorrere le pause.
- Misure organizzative e procedurali: Adottare l’acclimatazione progressiva dei lavoratori, garantire la somministrazione di abbondanti liquidi con sali minerali (sodio e potassio) per compensare la sudorazione, e stabilire rigide procedure scritte di sicurezza, fondamentali per attività all’aperto (edilizia, agricoltura) o isolate in cui non è possibile regolare tecnicamente il clima.
Come gestire le pause in giornate calde e afose
Sul Portale Agenti Fisici, alla sezione Microclima – calcolatori stress termico viene indicata la programmazione dei turni di lavoro/riposo basata sui criteri NIOSH e rappresenta un utile ausilio pratico per la valutazione preventiva del rischio microclimatico. Tuttavia, la sua validità è strettamente legata al rispetto delle variabili ambientali e dei requisiti soggettivi del personale. L’organizzazione deve utilizzare queste tabelle non solo come strumento di pianificazione, ma anche come parametro di verifica per l’idoneità delle misure di prevenzione già adottate.
- Idonee per durata e frequenza: Progettate per permettere un effettivo recupero fisiologico.
- Svolte in ambienti confortevoli: Il recupero deve avvenire in zone termicamente controllate.
Metodologia di utilizzo delle tabelle NIOSH
- Umidità Relativa: Le tabelle sono suddivise in quattro scenari specifici (30%, 40%, 50% e 60%).
- Temperatura: Espressa in gradi Celsius (°C).
- Carico di Lavoro: Classificato in tre livelli (Leggero, Medio, Pesante).
- Esposizione: Distinzione tra attività svolte in “Pieno Sole” o “All’Ombra”.
- Attività lavorativa: 35 minuti.
- Riposo: 25 minuti.
- Non è possibile programmare le pause a priori.
- Le lavorazioni possono essere effettuate solo sotto un attento monitoraggio individuale.
Prescrizioni di carattere regionale
Ricordo tuttavia che ci sono specifiche prescrizioni imposte dalle singole regioni per le giornate di emergenza caldo. In Veneto vige il divieto di svolgere attività fisiche intense all’aperto dalle ore 12:30 alle 16:00 quando sussiste un rischio alto segnalato dal portale Worklimate 3.0.
Contattami per una consulenza sulla gestione del rischio calore
Gestire la Salute e Sicurezza sul Lavoro (SSL) significa affrontare un insieme complesso di obblighi, decisioni e controlli.
In questo contesto, la mia consulenza ti aiuta a trasformare l’adempimento normativo in un sistema di prevenzione solido, difendibile e perfettamente integrato con i processi aziendali.
Non si tratta solo di “essere a norma”, ma di costruire un modello organizzativo efficace, capace di prevenire infortuni, alleggerire la responsabilità del datore di lavoro e ridurre il rischio di sanzioni.