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Lavorare sicuri, stare bene nel fare del bene: progetto formativo con il CSV di Verona

Quando si parla di sicurezza sul lavoro, la mente corre subito ai cantieri, alle fabbriche e alle scadenze burocratiche. Ma cosa succede quando la “forza lavoro” è mossa unicamente dalla gratuità, dalla passione e dal desiderio di aiutare gli altri? Cosa succede all’interno delle associazioni di volontariato?

Nel maggio scorso ho avuto il privilegio di collaborare con il CSV (Centro di Servizio per il Volontariato) di Verona per progettare ed erogare un percorso formativo intitolato “Gestire la sicurezza nel volontariato”. È stata un’esperienza intensa che mi ha permesso di toccare con mano quanto sia urgente sradicare un falso mito: pensare che la gratuità della prestazione equivalga a un esonero dalla responsabilità.

In questo articolo voglio raccontarvi com’è nato questo progetto, come l’ho strutturato e perché credo che una solida cultura della prevenzione sia il più grande alleato per il benessere dei volontari e la crescita sostenibile di un’associazione.

La sfida: andare oltre la gestione “a macchia di leopardo”

Il punto di partenza, concordato con la Responsabile formazione del CSV, era chiaro: i presidenti e i membri dei direttivi si trovano spesso a gestire la sicurezza in modo frammentario e senza competenze specifiche né risorse economiche adeguate. Una gestione “a macchia di leopardo” che genera ansia, sovraccarica i soliti pochi soggetti e rischia di portare dritti al burnout delle figure apicali, oltre a tenere lontano persone volenterose ma spaventate dal carico di lavoro e di responsabilità.

Come formatore, ma ancor prima come persona cresciuta dentro il mondo associativo (da ex presidente Auser e Pro-loco, vice-presidente del Circolo Noi e responsabile di un Grest parrocchiale, e oggi custode di un Centro di spiritualità), conosco bene queste dinamiche. La sicurezza non deve essere vissuta come un pesante adempimento burocratico calato dall’alto, ma come una leva strategica di organizzazione e benessere.

Insieme al CSV abbiamo fissato un obiettivo ambizioso: fornire ai responsabili delle OdV e degli ETS gli strumenti operativi per definire chiaramente “chi fa cosa” e “chi risponde di cosa”, traducendo la teoria normativa nella pianificazione quotidiana delle loro attività concrete.

Il progetto formativo: teoria interattiva e simulazioni reali

Il corso è stato strutturato in due serate ad alto tasso di interazione, focalizzate sul binomio “Governare l’ente” e “Gestire il rischio operativo:

Incontro 1: Governance efficace, ruoli e responsabilità

Siamo partiti da una domanda: quando si applica la normativa per la sicurezza sui luoghi di lavoro anche nell’ambito delle organizzazioni di volontariato?

Abbiamo analizzato i punti di contatto e le specificità per le Organizzazioni di Volontariato in riferimento al D.Lgs. 81/08, ci siamo concentrati sull’organigramma funzionale e il mansionario capendo in quali casi il Presidente dell’associazione assume la posizione di Datore di Lavoro. Abbiamo poi analizzato le posizioni di garanzia dei volontari partendo dalla definizione che dà di volontario l’art.17 comma 2 del D.Lgs. 117/17 e la definizione di lavoratore autonomo che dà l’art.3 comma 12 bis il D.Lgs. 81/08 e abbiamo appreso un principio fondamentale:

La gratuità della prestazione non è esonero dalla responsabilità

Per evitare una lezione puramente accademica, ho voluto inserire fin da subito un icebreaker sulla percezione del rischio e due attività pratiche: ogni partecipante ha dovuto disegnare l’organigramma reale della propria associazione, identificando i ruoli attuali, quelli mancanti fino alle attività specifiche di volontari stabili e occasionali.

Poiché tra i presenti vi erano sia presidenti di associazioni con dipendenti sia composte da soli volontari, e che svolgevano attività molto diverse tra loro (dal trasporto sociale al presidio in ospedale, dagli incontri di lettura per bambini fino all’accoglienza di madri in strutture protette), abbiamo trattato l’argomento DVR in riferimento anche ad un interpello del 2014 e ad alcuni aspetti problematici molto pratici che la normativa non chiarisce in modo netto.

Incontro 2: Gli adempimenti sul campo e il metodo PDCA

Dalla scrivania siamo passati alla piazza. Abbiamo analizzato i rischi concreti legati a eventi storici del volontariato, come sagre e pranzi solidali: la gestione delle bombole GPL, il sollevamento carichi, la presenza di minori e la gestione del meteo avverso, senza lesinare questioni spinose come l’idoneità sanitaria per certi servizi o l’assunzione di alcolici in servizio. La parte centrale è stata dedicata a una simulazione operativa specifica per ogni associazione in modo tale che il percorso fosse sia comune ma al tempo stesso cucito sulle esigenze particolari delle diverse associazioni: partendo da casi pratici, i corsisti hanno utilizzato i propri organigrammi per mappare i pericoli e assegnare i compiti di sicurezza, applicando modelli semplici per tracciare le azioni (dal “chi fa cosa” al “come lo documentiamo”) attraverso il metodo PDCA (Plan-Do-Check-Act).

Il paradigma giurisprudenziale: svegliare la consapevolezza

Uno dei momenti più intensi e dibattuti in aula è stato l’esame di alcuni casi reali di giurisprudenza (dalle parrocchie alle Onlus), e abbiamo compreso che:

  1. Il movente non scusa: L’assenza di lucro e la solidarietà non attenuano le responsabilità civili e penali in caso di infortunio.
  2. La disponibilità vincola: Avere la custodia o la proprietà di un’area o di un’attrezzatura (es. un trabatello per allestire una festa) fa scattare l’obbligo automatico di renderli sicuri.
  3. L’attività muta lo status: Autorizzare o tollerare lavoretti edili in quota o manutenzioni straordinarie che esulano dallo scopo primario dell’ente trasforma istantaneamente il Presidente in un Datore di Lavoro ordinario, con tutto ciò che ne consegue.

Per aiutare i partecipanti a non perdersi in questo mare normativo, ho lasciato loro una vera e propria “Dashboard del Presidente”: 6 raccomandazioni operative supportate da checklist, modelli documentali (tabelle di valutazione dei rischi, registri DPI e verbali di consegna) pronti all’uso. In questo modo la formazione si trasforma in azione.

La voce dei committenti e il valore delle relazioni

Il vero termometro del successo di un progetto formativo è il riscontro di chi ha partecipato e di chi lo ha promosso. Nonostante le tempistiche inevitabilmente strette rispetto alla mole di domande e questioni sollevate dall’aula, i feedback raccolti dal CSV di Verona sono stati eccellenti.

L’Ufficio Consulenze del CSV, mi ha scritto parole che mi hanno riempito d’orgoglio:

“A voce ho avuto feedback entusiasti nei tuoi confronti, siamo rimaste molto soddisfatte del tuo approccio competente e pratico. Sappiamo che il tempo è poco e che hai fatto l’impossibile per rispondere a tutti.”

E la referente della formazione ha aggiunto:

“Sei un bravissimo formatore… in te ci sono competenza, capacità comunicativa e coinvolgimento empatico/umano, doti difficili da trovare in un’unica persona.”

Oltre l’aula: la consulenza su misura

Per me fare formazione significa soprattutto avviare percorsi di cambiamento. Per questo, quando durante il debriefing sono emerse domande molto specifiche da parte della vicepresidente di una fondazione assistenziale del territorio (impegnata in progetti di orti sociali e co-housing), ho pensato che il modo migliore per rendersi utili fosse anche offrire un aiuto che andasse oltre il corso, per chi lo avesse richiesto al CSV e senza impegno economico.

Coltivare una nuova cultura associativa

Questo progetto mi ha confermato una convinzione profonda: la sicurezza è il perno attorno cui ruota la libertà di fare del bene in modo sostenibile. Un’associazione strutturata, in cui i compiti sono delegati con criteri chiari e le responsabilità sono tracciate, è un’associazione che protegge i propri volontari e dura nel tempo.

Ringrazio ancora di cuore tutto lo staff del CSV di Verona per la fiducia e la straordinaria sinergia. Ai presidenti e ai volontari incontrati in aula va il mio augurio più grande: continuate a cambiare il mondo, un passo alla volta, lavorando sicuri e stando bene anche facendo il bene.

Dettagli del Progetto nel mio Portfolio:

  • Committente: CSV di Verona ODV
  • Target: Presidenti, membri del CdA e figure apicali di OdV ed ETS del territorio veronese
  • Durata: 4 ore di formazione d’aula + attività di debriefing e assistenza post-corso
  • Materiali sviluppati: Slide di presentazione, “Dashboard del Presidente”, Modelli semplificati di tracciabilità delle responsabilità e schede di risk assessment per mansione.

Dicono di me


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