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Il preposto: dalle origini ad oggi

In questo articolo scoprirai come la figura del preposto non sia una novità degli ultimi anni. Infatti, questo ruolo iniziò a delinearsi in un periodo storico caratterizzato da un elevato numero di infortuni mortali sul lavoro in Italia. Nonostante un calo nel tempo, gli incidenti mortali sul lavoro rimangono un problema serio e il preposto svolge una funzione determinante nel far rispettare le norme di sicurezza, agendo come “occhio vigile” del datore di lavoro. Prosegui nella lettura e cogli spunti utili per comprendere meglio questo ruolo cruciale nella prevenzione degli infortuni.

  1. Partiamo dagli inizi
  2. Il preposto esiste da molti decenni
  3. “Le norme in Italia non servono a nulla, tanto si muore lo stesso”
  4. Dalle norme scritte al preposto sul campo
  5. Per approfondire
  6. Nella tua azienda affronti questi problemi?

Partiamo dagli inizi

“I datori di lavoro, i dirigenti e i preposti che esercitano, dirigono o sovraintendono alle attività indicate all’art. 1, devono, nell’ambito delle rispettive attribuzioni e competenze:
a) attuare le misure di igiene previste nel presente decreto;
b)  rendere edotti i lavoratori dei rischi specifici cui sono esposti e portare a loro conoscenza i modi di prevenire i danni derivanti dai rischi predetti;
c) fornire ai lavoratori i necessari mezzi di protezione;
d)  disporre ed esigere che i singoli lavoratori osservino le norme di igiene ed usino i mezzi di protezione messi a loro disposizione”. In che anno lo collocheresti questo articolo di legge?

1994? 2008? 2021?

Nessuna delle tre, dobbiamo infatti risalire al lontano 1956, con il D.P.R. 19 Marzo 1956, n.303, Norme generali per l’igiene del lavoro, pubblicato in G.U. Serie Generale n.105 del 30-04-1956 – Suppl. Ordinario1. L’articolo è il n.4 rubricato: Obblighi dei datori di lavoro, dei dirigenti e dei preposti.

Il preposto esiste da molti decenni

Quando svolgo il corso di formazione per i preposti nelle aziende ho ormai constatato che la maggior parte pensa ad una figura aziendale “inventata” di recente, ed invece la ritroviamo nel contesto normativo agli albori del miracolo economico italiano, quando cioè lo sviluppo impressionante del nostro Paese portava con sé benessere, ma anche moltissimi morti sul lavoro. Erano trascorsi appena 10 anni dalla fine della Seconda guerra Mondiale, ed eravamo agli inizi della vita della Costituzione repubblicana che all’art. 32 sancisce:

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. E cito solo questo articolo fra gli altri a richiamare che, in quegli anni, il progresso e la trasformazione repentina dei nostri paesi fino ad allora rurali era macchiato da un’enorme pozza di sangue.

“Le norme in Italia non servono a nulla, tanto si muore lo stesso”

Quando parlo dell’evoluzione della normativa per la sicurezza sul lavoro spesso mi sento dire il luogo comune secondo il quale le leggi sono solo burocrazia e non servono a ridurre le morti bianche. È proprio così?

Tra il 1951 e il 1970[2], in Italia sono morte oltre 97.500 persone a causa di infortuni sul lavoro. Nel 1969 si sono verificati 4.858 infortuni mortali2.

Significa che, in media,  si verificavano tre morti per ogni due ore lavorate e i settori ad essere più colpiti erano quello delle costruzioni, a seguire gli addetti nell’industria e nell’agricoltura (ahinoi ancora oggi costruzioni ed agricoltura godono di questo triste primato).

Un recente report della CISL del 25 febbraio 20253, che analizza i dati del II semestre 2024 a pag.23 asserisce che “Il quadro complessivo del fenomeno infortunistico e tecnopatico ci pone di fronte indubbiamente ad una verità inconfutabile che porta a dover ammettere che le politiche di prevenzione, nel nostro Paese, non stanno determinando ancora risultati oggettivamente confortanti (dove anche il positivo confronto con i dati ancor più gravi di decenni addietro non può rappresentare un risultato sufficiente, e ancor meno motivo di ridotto allarme). Una drammatica conferma che ritorna anche con gli ultimissimi dati INAIL di fine anno (il cui aggiornamento è costante) che, già solo riferendosi ai decessi per causa di lavoro, portano a 1077 gli occupati che hanno perso la vita, di cui 797 “in occasione di lavoro” e 280 “in itinere” (ai quali vanno aggiunti, come precisato nel box a pag.5, tredici studenti).”

Perciò i morti sul lavoro ancora oggi sono troppi, ma in numero inferiore agli anni ‘50-’70, segno che le norme – insieme al progredire della tecnologia – qualcosa di utile lo fanno.

Dalle norme scritte al preposto sul campo

Quando chiedo a cosa si potrebbe paragonare un preposto una risposta frequente è l’uso dell’immagine di un vigile con paletta e fischietto. Sebbene non l’unica, possiamo asserire che sì, il preposto deve fungere anche da vigile con un piccolo problema pratico: non ha il blocchetto delle multe.

Eppure, il suo ruolo è determinante per far rispettare le norme generali ed aziendali e migliorare gli standard di sicurezza lavorativi. Ed è un ruolo scomodo, che potenzialmente interessa qualsiasi lavoratore in forza del principio di effettività, oggetto di posizione di garanzia specifica.

Per questo chi fa il corso di formazione preposti con me termina la giornata formativa tra il consapevole e il preoccupato, perché è bene dire la verità, prendere atto della situazione e comportarsi di conseguenza. Non è che ignorando le norme e i relativi obblighi si è immuni da processi o condanne. Il preposto è colui che più da vicino può rilevare condizioni di pericolo e comportamenti pericolosi. È l’occhio vigile del Datore di Lavoro, che richiede competenza, esperienza e autorevolezza.

Di questo ed altro scriverò nei prossimi articoli con l’intento di offrire a preposti in azienda, imprenditori e dirigenti degli spunti utili per conoscere meglio un ruolo cardine della prevenzione.

Per approfondire

  1. Permalink https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1956/04/30/056U0303/sg ↩︎
  2. Dati ricavati da ricerca web del 27/03/2025 ↩︎
  3. CISL n.1/2025, file: Report-SSL-n1-1-1.pdf ↩︎

Nella tua azienda affronti questi problemi?

Non sai chi deve assumere il ruolo di preposto?

I tuoi preposti sono adeguatamente formati e aggiornati?

Il tuo RSPP ha bisogno di un supporto concreto?

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