Il 18 Giugno 2015, presso la sala stampa Vaticana, è stata presentata al pubblico l’enciclica sulla cura della casa comune, Laudato Sì.
La presentazione del testo è stata affidata al card. Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace, assieme al metropolita ortodosso di Pergamo, al prof. John Schellenhuber: fondatore e direttore del Postdam Institute for Climate Impact Research; alla Dott.ssa Carolyn Woo: CEO e Presidente del Catholic Relief Services; e alla significativa presenza della Dott.ssa Valeria Martano, insegnante elementare in una scuola nella periferia di Roma: il tema delle periferie è una costante nel Magistero di Francesco.
La tanto attesa enciclica, che nei giorni precedenti ha visto stizzite polemiche tra la Santa Sede e l’editoriale L’Espresso per alcune inopportune anticipazioni, ha suscitato entusiasmi e critiche come da tradizione.
Ma volendo dare una prima lettura alla Laudato Sì, che cosa si può dire?
Molto utile risulta la mappa redatta da Radio Vaticana che guida ad una lettura approfondita evitando interpretazioni superficiali, alla quale perciò si rimanda.
L’enciclica parte dall’incipit della nota preghiera di San Francesco, ed è un itinerario strutturato in duecentoquarantasei punti suddivisi in sei capitoli, ognuno dei quali affronta una tematica specifica, ma si integra all’intero scritto attraverso alcuni assi portanti anticipati dallo stesso Papa (cfr.p.15):
– L’intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta;
La convinzione che tutto nel mondo è intimamente connesso;
– La critica al nuovo paradigma e alle forme di potere che derivano dalla tecnologia;
– L’invito a cercare altri modi di intendere l’economia e il progresso;
– Il valore proprio di ogni creatura;
– Il senso umano dell’ecologia;
– La necessità di dibattiti sinceri e onesti; la grave responsabilità della politica internazionale e locale;
– La cultura dello scarto e la proposta di un nuovo stile di vita.
Concettualmente i capitoli seguono lo schema del “vedere – giudicare – agire”: se il “vedere” riguarda la descrizione della situazione a partire dalle conoscenze scientifiche (cap.1) e il confronto di tali acquisizioni con la sapienza teologica (cap.2), il “giudicare” indica dei criteri di orientamento a partire dalla denuncia della radice dei problemi, ovvero il paradigma tecnocratico e l’individualismo autoreferenziale dell’essere umano odierno (cap.3). Un tale giudizio si completa nella prospettiva chiave della Lettera di un impegno per una «ecologia integrale, che comprenda chiaramente le dimensioni umane e sociali» (p.137 – Cap.4), inscindibilmente legate con la questione ambientale.
Ecco quindi che la parte relativa all’agire si rileva nella proposta di avviare a ogni livello della vita sociale, economica e politica un dialogo onesto, che strutturi processi decisionali trasparenti (cap.5), e ricorda che nessun progetto può essere efficace se non è animato da una coscienza formata e responsabile, suggerendo spunti per crescere in questa direzione a livello educativo, spirituale, ecclesiale, politico, teologico (cap.6).
Laudato Sì si conclude infine con due preghiere: la prima che si potrebbe dire “ecumenica” e si rivolge a tutti gli uomini di buona volontà, la seconda che richiama invece i credenti cristiani all’impegno di “preparare un futuro migliore” in attesa del Regno di Cristo. Il fatto inedito che siano composte due preghiere indica chi sono gli interlocutori per il Papa: tutta l’umanità; ma sottintende anche un doppio compito spettante ai credenti in quanto cittadini dalla doppia patria.
Lo sguardo di Francesco sull’ecologia è uno sguardo globale (in senso geografico) ed integrale (in senso maritainiano), e i riferimenti ai quattro principi indicati nell’Evangelii Gaudium sono spesso ripresi lungo il testo (ad esempio p.110).
Se tuttavia si rivolge a tutto il mondo, non viene meno il pregnante appello alle comunità cristiane che hanno un ruolo importante da compiere in questa educazione ad una cittadinanza ecologica (cfr. p.214), a partire
dal luogo primario quale la famiglia, anzi si potrebbe rilevare come Evangelii gaudium sia in qualche modo la preparazione pastorale del popolo cristiano a prendere coscienza di una Chiesa in uscita per affrontare le sfide del mondo al punto che “la vera speranza cristiana, che cerca il Regno escatologico, genera sempre storia” (EG 181), e appunto Laudato Sì prosegue questo annuncio di speranza che si fa storia rivolgendosi “ad ogni persona che abita questo pianeta” (p.3).
Un’altra caratteristica dell’enciclica riguarda la collegialità alla quale Papa Francesco tiene molto, lo dimostrano le numerose citazioni delle diverse Conferenze episcopali: Americhe, Filippine, Giappone, Germania, Australia perfino il documento dei Vescovi della Regione Patagonia – Comahue, anche se non compaiono le Conferenze africane, a conferma della “necessità di procedere in una salutare decentralizzazione” riguardo il discernimento delle problematiche locali presenti nei vari Episcopati (cfr. EG 16).
Vi è poi un dato fondamentale, ancora al punto n.15 si legge: questa Lettera si “aggiunge al Magistero sociale della Chiesa” e perciò impegna principalmente i laici nella sua applicazione pratica, le 29 citazioni del Compendio della DSC e di alcune encicliche sociali (soprattutto Centesimus Annus e Caritas in Veritate) ne sono la riprova così come il punto 53 quando afferma che “c’è bisogno di costruire leadership che indichino strade…” e chiede al 196: “qual è il posto della politica?”. In tal senso non mancano le accuse alla politica per la debolezza nel prendere decisioni a livello internazionale (p.53); la sua sottomissione alla tecnologia e alla finanza (p.54); la lentezza nella risposta alle sfide mondiali (p.165) tanto da disattendere i contenuti della Dichiarazione di Rio su ambiente e sviluppo del 1992 e successivamente di Rio +20. Le cause di una politica – per così dire – sterilizzata, secondo Francesco stanno nel dramma di una politica focalizzata sui risultati immediati (p.178) che deve massimizzare i risultati elettorali, e qui segue un passaggio significativo: “Poiché il diritto, a volte, si dimostra insufficiente a causa della corruzione, si richiede una decisione politica sotto la pressione della popolazione” indicando nelle organizzazioni sociali intermedie lo strumento per “obbligare i governi a sviluppare normative, procedure e controlli più rigorosi”. Sul punto risulta utile rimandare al discorso rivolto ai movimenti popolari che si sono incontrati in Vaticano il 28 ottobre 2014 che fa emergere quello spirito tanguero tipicamente argentino.
Una tale prospettiva impegna particolarmente i fedeli cristiani ad un’azione vivace nella società, che esige una risposta alla domanda “Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?” (p.160) a partire dalle convinzioni che scaturiscono dalla fede afferma infatti che “è un bene per l’umanità e per il mondo che noi credenti riconosciamo meglio gli impegni ecologici” (cfr p.64) permettendo un dialogo tra Chiesa Cattolica e pensiero filosofico al fine di produrre varie sintesi tra fede e ragione.